Microplastiche: livelli record nei molluschi commestibili

Microplastiche: livelli record nei molluschi commestibili

Fonte immagine: Pixabay

Microplastiche, i molluschi commestibili risultano particolarmente contaminati: è quanto rivela un nuovo studio, monta la preoccupazione.

Le microplastiche hanno ormai contaminato l’intera catena alimentare umana, coinvolgendo soprattutto il settore ittico. E oggi arriva una nuova conferma di un fenomeno che desta preoccupazione, poiché gli effetti sulla salute dell’ingestione di plastica non sono ancora al momento noti. L’Università di Hull ha condotto una ricerca evidenziando come nei molluschi commestibili si registrino i livelli più elevati, in particolare in cozze, ostriche e capesante.

Quello della microplastica è un problema di difficile risoluzione: ormai ubiquitaria – è infatti stata rinvenuta sia sull’Everest che nelle profondità della Fosse delle Marianne – non può essere facilmente raccolta poiché di dimensioni infinitesimali.

Microplastiche e molluschi: lo studio

I ricercatori hanno analizzato 50 studi pubblicati tra il 2014 e il 2020, per analizzare i livelli di contaminazione da microplastica nei molluschi. Dall’analisi è emerso come, in media, si rilevino fino a 10.5 frammenti di plastica per grammo (MPs/g) nei molluschi, fino a 8.6 nei crostacei e fino a 2.9 nei pesci.

Comprendere perché i molluschi siano così coinvolti non è difficile, dato il loro ruolo nella biodiversità. Molti di questi, come appunto le cozze, hanno una funzione filtrante delle acque e quindi i frammenti di rifiuti rimangono intrappolati al loro interno. Non è però tutto: i molluschi raccolti in Asia vedono contaminazioni decisamente più elevate rispetto ad altre parti del mondo, proprio poiché in questo continente il problema dei rifiuti in plastica ha raggiunto livelli insostenibili. Mentre fra i maggiori consumatori mondiali emergono Cina, Australia, Canada, Giappone e Stati Uniti.

Al momento non è chiaro come l’ingestione di microplastiche possa influenzare la salute umana, così come rivela il ricercatore Evangelos Danopoulos:

Nessuno al momento comprende pienamente l’impatto della microplastica sul corpo umano, ma le prime evidenze suggeriscono un danno. Un passo critico per comprendere l’impatto sul consumo umano sarà stabilire quanta microplastica effettivamente gli umani ingeriscono. Per questo è importante capire i livelli nei prodotti ittici e la quantità di questi alimenti che viene consumata.

Concentrarsi sui molluschi, in particolare, è molto importante non solo perché presenti nella dieta umana, ma anche poiché ingeriti da altri esemplari marini che poi vengono pescati dall’uomo. Ancora, vengono solitamente mangiati interi – fatta eccezione per i gusci – mentre il pesce viene normalmente eviscerato e pulito. Ed è proprio nell’intestino di questi animali che si concentrano i maggiori livelli di rifiuti in plastica.

Fonte: EurekaAlert

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