La collazione ereditaria: un meccanismo per riequilibrare le quote - Greenstyle.it
La recente ordinanza della Corte Suprema di Cassazione, ha riaffermato un principio fondamentale nel diritto successorio italiano.
Questa pronuncia, importante e aggiornata, offre chiarimenti sulla possibilità di ottenere un risarcimento nel caso in cui la ripartizione ereditaria risulti squilibrata non solo per quantità ma anche per qualità dei beni.
La Cassazione, che da sempre rappresenta l’ultima istanza in materia di diritto civile, ha ribadito il ruolo della giustizia nel garantire una divisione ereditaria equa e sostiene che la semplice uguaglianza numerica del valore non è sufficiente per tutelare i diritti dei coeredi. In particolare, è stata sottolineata l’importanza della cosiddetta collazione per imputazione e dei prelievi compensativi come strumenti per riequilibrare la quota ereditaria in modo sostanziale.
Secondo l’articolo 737 del Codice civile, la collazione è una procedura che mira a reintegrare nell’asse ereditario le donazioni fatte in vita dal defunto a favore dei suoi futuri eredi. L’obiettivo è quello di evitare che uno o più coeredi si trovino avvantaggiati rispetto agli altri, ricevendo beni in anticipo che riducono la quota spettante agli altri alla morte del donante.
La collazione può avvenire in due forme principali:
- Collazione in natura: il donatario restituisce materialmente il bene donato;
- Collazione per imputazione: il valore del bene donato viene sottratto dalla quota ereditaria spettante al donatario, senza necessità di restituzione fisica.
Ad esempio, se un padre ha donato a un figlio un immobile del valore di 100.000 euro e al momento della successione dispone di un patrimonio liquido di 200.000 euro, il valore totale dell’eredità è considerato pari a 300.000 euro. La quota di ciascun erede sarà calcolata su questo valore, e il figlio che ha già ricevuto la casa dovrà ricevere in contanti solo la differenza rispetto alla sua quota, in modo da garantire un’equa distribuzione.
Prelievi compensativi e parità qualitativa: oltre la mera uguaglianza numerica
La novità più rilevante introdotta dalla recente ordinanza della Cassazione riguarda il concetto di parità qualitativa tra gli eredi. Non è sufficiente che il valore complessivo dei beni assegnati sia uguale per tutti: deve esserlo anche la qualità e la natura dei beni. Ciò significa che non si può penalizzare un erede assegnandogli solo denaro, mentre a un altro viene attribuito un bene immobile o un’azienda che produce reddito.
La sentenza affronta casi concreti, come quello di due fratelli, Marco e Giovanni, dove il padre ha donato a Marco l’azienda di famiglia del valore di 300.000 euro. Alla morte del padre, il patrimonio residuo comprende 300.000 euro in contanti e un appartamento del valore di 300.000 euro. Applicando solo la logica del valore, Marco riceverebbe l’azienda e metà del denaro, mentre Giovanni l’appartamento e l’altra metà dei contanti. Tuttavia, ciò crea uno squilibrio qualitativo: Marco detiene un bene produttivo e denaro, mentre Giovanni un bene abitativo e denaro.
Per ristabilire la parità qualitativa, Giovanni ha il diritto di esigere l’assegnazione di beni simili a quelli già donati a Marco, ad esempio azioni o altri beni produttivi, attraverso i cosiddetti prelievi compensativi. Questa procedura, prevista dall’articolo 725 del Codice civile, consente di prelevare dalla massa ereditaria beni di valore e natura simili a quelli già donati in vita, riequilibrando così la situazione tra coeredi.
I prelievi compensativi devono essere effettuati prima della divisione finale, per evitare futuri conflitti e garantire una suddivisione equa e qualitativa delle quote.

Se la divisione ereditaria si limitasse a un riequilibrio monetario, senza considerare la qualità dei beni, si creerebbero disparità difficilmente sanabili. Ad esempio, un erede potrebbe ricevere denaro mentre un altro un’azienda o un terreno agricolo che produce reddito e opportunità di lavoro. Il denaro, pur essendo liquido, non garantisce la stessa utilità né le stesse prospettive di sviluppo.
La Corte di Cassazione evidenzia che il diritto alla parità qualitativa è essenziale per evitare che uno o più eredi rimangano svantaggiati sotto il profilo della sostanza e dell’utilità dei beni ricevuti. Solo quando non è possibile individuare beni simili nella massa ereditaria si può ricorrere a conguagli monetari.
Questa interpretazione giurisprudenziale del 2025 rappresenta un importante riferimento per avvocati, notai e giudici chiamati a gestire le divisioni ereditarie, sottolineando la necessità di considerare non solo la quantità ma anche la qualità dei beni nella ripartizione delle quote.
La Corte Suprema di Cassazione, istituita nel 1923 e da sempre garante dell’interpretazione uniforme delle norme giuridiche in Italia, conferma così il suo ruolo cruciale nel guidare la giurisprudenza nazionale, con sentenze che definiscono e affinano i principi del diritto civile, anche in ambito successorio. Il Primo Presidente attuale, Pasquale D’Ascola, in carica dal settembre 2025, continua a guidare l’istituzione verso un’applicazione sempre più attenta e completa delle normative a tutela dei diritti dei cittadini.
