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Diritto alla riparazione, cosa prevede l’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio UE

Importante passo avanti a livello europeo sul diritto alla riparazione: ecco cosa prevede l'accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio UE.

Diritto alla riparazione, cosa prevede l’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio UE

Sappiamo da tempo che in Europa si sta lavorando per incentivare la riparazione dei beni rotti o difettosi nel tentativo di ridurre i rifiuti, limitare la dipendenza dalle materie prime estere e proteggere l’ambiente. Negli ultimi giorni è stato fatto un importante passo in avanti in questo senso con un accordo provvisorio raggiunto tra il Consiglio Europeo e l’Europarlamento sulla direttiva proposta dalla Commissione Europea per il diritto alla riparazione, la direttiva Right to Repair.

L’accordo, parte del piano d’azione europeo per l’economia circolare e integrativo delle regole europee sull’Ecodesign e della direttiva contro il greenwashing, dovrà essere ora adottato definitivamente dal Consiglio e dal Parlamento Europeo prima di venir pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Poi la palla passerà agli Stati membri, che avranno 24 mesi di tempo per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

I dati diffusi dalla Commissione Europea lo scorso anno parlano chiaro: ogni anno nell’UE la dismissione di beni potenzialmente riparabili produce 35 milioni di tonnellate di rifiuti che si traducono in 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas climalteranti e oltre a 12 miliardi di euro di perdite. Nell’ottica di migliore questa situazione, la Commissione UE aveva proposto una serie di misure che mirano a garantire una vita più lunga a tutta una serie di prodotti che usiamo ogni giorno, che aspirapolvere, lavastoviglie o macchina del caffè, o rendere quantomeno più semplice e veloce la loro riparazione.

Il relatore dell’accordo René Repasi dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici ha dichiarato:

Le persone vogliono prolungare la durata di vita dei loro dispositivi, ma spesso è troppo costoso o difficile. Abbiamo adottato una serie di misure per incoraggiare i consumatori a scegliere la riparazione rispetto alla sostituzione, con particolare attenzione al sostegno dei riparatori indipendenti e all’introduzione di incentivi finanziari.

Ma quali sono le misure principali di questo accordo provvisorio sul diritto alla riparazione che potrebbe presto diventare realtà in tutti i Paesi UE?

Oltre la garanzia legale

Tra le misure principali dell’accordo di cui potranno beneficiare tutti i cittadini europei non appena diventerà definitivo e sarà adottato dai vari Paesi, troviamo:

  • l’obbligo per i produttori di riparare prodotti di uso domestico comuni come lavatrici, aspirapolvere e smartphone, con la possibilità di aggiungere altri prodotti alla lista nel tempo;
  • L’obbligo di informare i consumatori sull’obbligo del produttore di riparare;
  • La possibilità per i consumatori di prendere in prestito un dispositivo mentre il proprio viene riparato o di optare per un’unità ricondizionata come alternativa;
  • Accesso gratuito online ai prezzi indicativi di riparazione;
  • Un’estensione aggiuntiva di un anno della garanzia legale per i prodotti riparati.

I produttori, sempre secondo questo accordo provvisorio, dovranno mettere a disposizione pezzi di ricambio e strumenti per la riparazione a prezzi ragionevoli e non potranno utilizzare clausole contrattuali, tecniche hardware o software per ostacolare le riparazioni dei loro prodotti.

Una piattaforma europea per la riparazione e incentivi per i cittadini

Per facilitare il processo di riparazione sarà creata una piattaforma online a livello europeo che raccoglierà, per ciascun Paese dell’UE, le indicazioni per permettere ai consumatori di trovare officine di riparazione locali, venditori di prodotti ricondizionati, acquirenti di articoli difettosi o iniziative di riparazione comunitarie. Non solo. Per incentivare i consumatori a far riparare i prodotti in loro possesso anziché farli diventare dei rifiuti, l’accordo prevede che ogni Stato membro introduca almeno una misura per promuovere la riparazione degli oggetti, come buoni o sconti, oltre a mettere in cantiere campagne informative per comunicare ai cittadini l’importanza e la convenienza dell’economia circolare.

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