Greenstyle Ambiente Cradle to cradle: cos’è e i criteri della certificazione

Cradle to cradle: cos’è e i criteri della certificazione

Tra le certificazioni ambientali più conosciute troviamo la Cradle to Cradle, dalla culla alla culla. Uno standard che prevede una serie di criteri per certificare quanto i prodotti siano sostenibili, ma anche quanto lo siano le aziende. L’approccio Cradle to Cradle è un modo di progettare prodotti che fanno bene sia alle persone che all’ambiente ed è stato introdotto nel 2002.

Cradle to cradle: cos’è e i criteri della certificazione

Fonte immagine: Facebook

Se parliamo della certificazione Cradle to Cradle, dalla culla alla culla, il riferimento va non solo ad uno standard ferreo che identifica i prodotti commerciali più sostenibili. Ma ad un vero e proprio approccio per indirizzare le aziende ad una progettazione che sia più accorta verso ambiente e persone. E per questo i criteri sono seri e più rigorosi che mai.

Ma facciamo un passo indietro e capiamo come si è giunti al Cradle to Cradle Standard, di cui si è iniziato a parlare in modo ufficiale solo nel 2002. La data non è casuale ed è la stessa della pubblicazione del libro di saggistica Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make the Things, del chimico tedesco Michael Braungart e dell’architetto statunitense William McDonough.

Il testo, in modo sincero e schietto, mostrava come il futuro dell’industria dovesse essere votato ad una produzione, appunto, dalla culla alla culla. Un neanche troppo sottile richiamo per lo stile produttivo moderno, più incline al Cradle to Grave, ossia, dalla culla alla tomba. Ma l’economia circolare e il riciclo erano solo parte del discorso.

Il duo ha infatti segnato una differenza essenziale tra downcycling, ossia il tradizionale riciclaggio dei rifiuti che rende i materiali riciclati meno funzionali e l’upcycling, che invece prevede una reintroduzione dei rifiuti riciclati in ambiente. Ma ha anche dato lo spunto per un sistema industriale più etico e sostenibile in ogni fase.

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Cradle to Cradle: cos’è e due appunti di storia

Se il 2002 è stato l’anno zero per quanto riguarda il concetto “dalla culla alla culla”, già nel 1992 si iniziavano a gettare le basi. In quell’anno McDonough e Braungart pubblicarono infatti il primo libro, The Hannover Principles: Design for Sustainability, una serie di linee guida di progettazione sostenibile in vista di Expo 2000.

Il libro del 2002, portò invece gli autori a delineare, nero su bianco, i principi alla base dell’approccio Cradle to Cradle. Si deve invece aspettare il 2010 per l’istituzione del sistema con la metodologia di certificazione, rivelato al pubblico attraverso il Cradle to Cradle Products Innovation Institute.

Il duo ha poi lanciato anche il programma Fashion Positive, lavorando con una comunità di marchi pionieristici come Stella McCartney per ripulire la moda, ridurre gli sprechi e realizzare abiti in maniera equa ed efficiente. Un modo sicuro per alleggerire il mondo dal fenomeno della fast fashion e dai suoi danni per ambiente e persone.

Ma se pensiamo che il percorso che porta alla certificazione Cradle to Cradle sia veloce e semplice, dobbiamo ricrederci e pensare invece ad un sistema di analisi con vari passaggi. Lo standard consta infatti di cinque categorie, il che significa una serie di lenti di ingrandimento puntate su chi ne fa richiesta.

I criteri del Cradle to Cradle Certified standard

Lo standard Cradle to Cradle non mira a certificare tanto i prodotti quanto le aziende che li producono, con un’analisi accurata e rigorosa. Per avere il sigillo C2C, è obbligatorio sottoporsi al programma di certificazione condotto dal Cradle to Cradle Products Innovation Institute. E questo significa dover soddisfare 5 criteri specifici:

  1. Garantire che i materiali siano sicuri per l’uomo e per l’ambiente
  2. Promuovere un’economia circolare attraverso la progettazione di prodotti che possano essere rigenerati
  3. Promuovere un impatto positivo sulla qualità dell’aria, migliorare l’accesso all’energia rinnovabile e ridurre le emissioni nocive
  4. Tutelare le risorse di acqua e suolo
  5. Rispettare i diritti umani e abbracciare politiche e pratiche di lavoro sicure, eque e giuste

A seconda dell’impatto ambientale e della cura che un’azienda mette per migliorarsi, avrà un punteggio che permetterà di certificarla. Si va da una certificazione C2C Bronzo per una valutazione base dei rischi ambientali e programmi per ridurre sprechi e ottimizzare le risorse, fino ad una Platino, che riguarda le aziende più virtuose.

Le certificazioni Argento e Oro sono per i marchi che sono ancora migliorabili sul piano ambientale o delle politiche che riguardano il lavoro, ma hanno risposto in modo positivo ai criteri.

 

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