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Chernobyl, 34 anni dopo grano ancora contaminato

Chernobyl, 34 anni dopo grano ancora contaminato

Fonte immagine: Pixabay

A 34 anni dal disastro di Chernobyl, il grano cresciuto nelle immediate vicinanze della centrale nucleare risulta ancora contaminato. È quanto rivela un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Environment International e condotto dai Greenpeace Research Laboratories dell’Università dell’Exeter. Alcuni isotopi radioattivi come lo stronzio 90 e il cesio 137 sono tutt’oggi sopra le soglie considerate sicure.

Quello di Chernobyl è stato l’incidente più grave nella storia delle centrali nucleari, tanto da rendere necessaria l’evacuazione di una vasta area tra Ucraina e Bielorussia, tutt’oggi disabitata.

Chernobyl, campi ancora contaminati

I ricercatori, con la collaborazione dell’Ukrainian Institute of Agricultural Radiology, hanno analizzato 116 campioni di cereali, raccolti tra il 2011 e il 2019. Tutti i cereali sono stati prelevati da campi a circa 50 chilometri dall’impianto nucleare. Interessante il fatto che questi terreni si trovino al di fuori della cosiddetta “Zona di alienazione”, l’area dove tutt’oggi è di fatto vietato risiedere, coltivare ortaggi e allevare bestiame.

Dall’analisi è risultato come quasi tutti i cereali della zona – compresa l’avena e la segale – vedano livelli di contaminazione più elevati rispetto a quelli ammessi per legge. E il grano, in particolare, ancora presenta elevate concentrazioni di stronzio 90 e cesio 137. David Santillo, alla base dello studio, ha così spiegato:

I nostri risultati continuano a dimostrare la contaminazione e l’esposizione umana, dovuta anche alla mancanza di monitoraggi di routine.

Non è però tutto. Circa il 48% dei vegetali dell’area presenta livelli di stronzio 90 superiori ai limiti di legge, così come anche il legname naturale presente nei boschi. Un fatto che genera preoccupazione, poiché l’analisi delle ceneri provenienti dai sistemi di riscaldamento e cucina domestici dell’area dimostrano una presenza di stronzio 90 di circa 25 volte superiore al normale.

Potrebbe essere proprio l’uso di legname locale una delle cause della permanenza di isotopi radioattivi sui campi dell’area. Gli agricoltori spesso usano infatti la cenere da legna per fertilizzare i campi: un metodo tradizionale decisamente efficace per arricchire il terreno di sostanze nutritive utili agli ortaggi, non però se questa cenere risulta contaminata.

I ricercatori hanno richiesto quindi al governo di riprendere un’attività di monitoraggio costante della centrale nucleare, poiché gli isotopi rinvenuti sono causa di preoccupazione:

La contaminazione dei cereali e del legno in questo distretto rimane una fonte di grande preoccupazione e richiede ulteriori indagini. In modo simile, sono necessarie altre ricerche per valutare gli effetti dell’impianto nucleare sull’ambiente e sui residenti locali, effetti che tutt’oggi rimangono ancora sconosciuti.

Fonte: LiveScience

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