Greenstyle Ambiente Animali Allevamenti di visoni, Elisabetta Canalis: sostenere i lavoratori

Allevamenti di visoni, Elisabetta Canalis: sostenere i lavoratori

Allevamenti di visoni, Elisabetta Canalis: sostenere i lavoratori

Fonte immagine: Unsplash

Elisabetta Canalis da anni presta il suo volto e la sua immagine per le campagne di sensibilizzazione in favore della salvaguardia degli animali, in particolare come testimonial della PETA. Ultimamente Elisabetta si è battuta con PETA per lo stop degli allevamenti di visioni in Italia, richiesta accolta dallo stesso ministro Roberto Speranza che ne sospeso l’attività per tutto il 2021. Anche perché considerati un veicolo di trasmissione all’uomo del Coronavirus.

Non solo, perché è molto attiva anche per quanto riguarda l’adozione dei cani in canile, aumentando la visibilità di rifugi e associazioni grazie alla sua presenza gratuita e spesso salvandoli in prima persona.

Ora la modella e attrice è scesa in campo anche in favore dei lavoratori di questi allevamenti, preoccupata della loro sorte:

Spero che l’Italia si allinei a diversi con altri Paesi europei eliminando completamente gli allevamenti di animali per la produzione di pellicce. Abbiamo sperato che il governo non aprisse gli allevamenti. Questa è una mezza vittoria, significa che 35 mila cuccioli di visone non nasceranno e non saranno uccisi entro i primi sei mesi di vita. […]

È inutile negare che ci sono tantissime persone, con le loro famiglie, che hanno sempre vissuto lavorando in questo settore. Una priorità del governo dovrebbe essere quella di aiutarli a inserirsi in altri campi lavorativi.

Allevamenti di visoni in Italia

La Canalis recentemente giunta in Italia dagli USA, dove lavora e vive con il marito e la figlia, ha subito rilasciato un’intervista approvando la scelta del governo italiano in merito agli allevamenti di visoni.

Un settore ancora molto presente lungo il territorio italiano, ma che sta lentamente morendo, a causa di un sempre minore interesse nei confronti delle pellicce da parte degli acquirenti e per la presenza del Coronavirus. Frutto anche di una nuova tendenza moda che spinge verso l’utilizzo di materiali sostenibili che non contemplino il maltrattamento di animali.

Fonte: Corriere della Sera

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