Scoperta l’origine dei leoni

Gli antenati dei leoni sono vissuti sulla terra ben 124.000 anni fa. È quanto scoperto da uno studio genetico pubblicato su BMC Evolutionary Biology, con cui si segna con relativa certezza l’origine del re dei felini.

Ricostruire le origini dei leoni, degli animali per certi versi tutt’oggi ancora da scoprire, non è mai stato semplice. Non solo per la scarsità di residui fossili rinvenuti, ma anche perché i grandi felini sono sempre stati vittime della caccia dell’uomo, già in tempi antichissimi. Le poche tracce a disposizione dei ricercatori sono spesso interrotte, il percorso storico non è né cronologico né omogeneo, di conseguenza sull’evoluzione del leone vi è sempre stato dell’incomprensibile mistero. Con le moderne tecniche genetiche, però, lo scenario è finalmente cambiato.

Condotta da Ross Barnett dell’Università di Durham, nel Regno Unito, la ricerca si è concentrata sulle sequenze del DNA mitocondriale di alcuni esemplari da museo, tra cui l’estinto leone berbero proveniente dal Nord Africa, così come lo scomparso leone iraniano e le attuali specie dell’Africa centrale e occidentale. Dall’analisi genetica è emerso come la varietà tutt’oggi più diffusa, la classica Panthera leo, sia apparsa per la prima volta nell’Africa sud-orientale all’incirca 124.000 anni fa, nel tardo Pleistocene.

Leone berbero

Leone berbero via Wikipedia

Da quel momento, l’evoluzione ha preso due strade diverse, data anche la grande varietà climatica del continente. Con la nascita di foreste subtropicali nell’Africa equatoriale, i leoni hanno cominciato a differenziarsi a seconda occupassero il sud del continente oppure la parte orientale. Con la desertificazione del Sahara di circa 51.000 anni fa, poi, vi è stata un’ulteriore differenziazione, che ha portato all’esistenza di un gruppo a nord, in prossimità del Nilo, e di uno invece a ovest, divisi dal deserto. Nel tardo Pleistocene, 21.000 anni fa, i leoni hanno iniziato a spostarsi fuori dai confini del continente, mentre 5.000 si ha la nascita della varietà iraniana – oggi estinta – e degli esemplari asiatici, di cui sopravvivono soltanto 400 esemplari.

Si arriva così alle due principali specie africane moderne, di cui quella occidentale è stata dichiarata prossima all’estinzione, e il collegamento con quelle asiatiche ha permesso di ricostruirne la storia. Così spiegano i ricercatori:

Le popolazioni di leoni nell’Africa occidentale e centrale, drasticamente ridotte negli ultimi decenni, sono in realtà più vicine al leone indiano che a quelli in Somalia o Botswana. […] Siamo stati inoltre sorpresi dalla strettissima relazione tra l’estinto leone berbero del Nord Africa e l’esistente leone asiatico in India.

E proprio alla reintroduzione del leone berbero, estinto nel 1942 in Marocco dopo l’uccisione dell’ultimo esemplare in libertà, potrebbe servire questa incredibile ricostruzione genetica. Dalla chioma imponente e molto più sviluppata rispetto alle altre specie, il recupero potrebbe avvenire grazie alle similitudini con il leone indiano: è al vaglio un progetto di ibridazione tra il codice genetico della specie asiatica e quella di leoni oggi conservati negli zoo, che si pensa siano diretti discendenti del felino nordafricano.

2 aprile 2014
Lascia un commento