Lo zoo Forest Park South, situato a Khan Younis all’interno della striscia di Gaza, è considerato da molti come un luogo complesso da gestire. La sofferenza degli animali è palpabile, dei 65 esemplari presenti al momento dell’apertura nel 2007 ne sono rimasti solo quindici. Tra morti e trasferimenti, la cifra è scesa drasticamente, ma a incidere è la posizione dello zoo all’interno di uno spazio colpito da guerre e bombardamenti. In passato gli esemplari deceduti venivamo mummificato e affiancati a quelli vivi, come mera attrattiva per le visite. Mentre nel 2008 lo spazio è rimasto incustodito per circa tre settimane, per via degli scontri tra Israele e Hamas, con ripercussioni forti sulla sopravvivenza dei presenti lasciati a morire di fame. Questa situazione di difficoltà ha messo in crisi il lavoro dello zoo, specializzato nel preservare alcune razze.

L’associazione Four Paws International è molto attiva sul campo e da tempo segue le sorti degli animali ancora in vita, cercando di portare loro cibo e medicinali. Nell’aprile dell’anno scorso hanno ricevuto un permesso particolare per accedere alla struttura, ma ora stanno lavorando per trovare una soluzione per i pochi ancora presenti. Il proprietario si è visto costretto a vendere molti di loro perché non poteva permettersi di accudirli correttamente presso lo zoo.

Il gruppo sta fornendo ai presenti cure mediche e controllando che non vi siano fori o rotture nella recinzione. Dei quindici rimasti la Four Paws International sta seguendo le sorti di un’unica tigre di nome Laziz, alcune scimmie di cui una incinta, ma anche istrici, tartarughe e alcuni volatili. Gli animali stanno ricevendo cibo adeguato per riprendere peso e forza. A causa della mancanza di una legislazione precisa per la salvaguardia degli animali selvatici il loro salvataggio e recupero potrebbe risultare molto articolato. Per la riuscita perfetta, come accaduto in passato, la Four Paws International si deve avvalere del supporto e della collaborazione del proprietario della struttura, dei proprietari dei terreni attigui, dei funzionari governativi di Israele, Gaza e Giordania. Così da far transitare i quindici reduci senza problema alcuno e nella piena incolumità.

29 giugno 2016
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