Nota come palma del Sago, la pianta Cycas revoluta può risultare molto bella da vedere, ma anche tristemente pericolosa e tossica per i cani. Secondo i veterinari è indispensabile meditare bene se ospitare una pianta di questo tipo in casa, in particolare se la coabitazione prevede un animale domestico. L’incredibile impennata di richieste e acquisti del vegetale, solita presenziare in giardino o sul balcone, ha messo in allarme i medici preoccupati per la salute dei quadrupedi. La Cycas Revoluta, per quanto bella, è tossica per Fido in ogni suo centimetro dalle foglie alla polpa, dal gambo ai semi, noti come noci, che risultano i più pericolosi.

Quest tipologia di vegetazione ornamentale contiene alcune sostanze velenose che possono causare vomito e diarrea, depressione del SNC, convulsioni ed insufficienza epatica. Un elemento tossico in particolare può risultare anche cancerogeno. I primi sintomi a causa dell’ingestione dei semi possono presentarsi a distanza di qualche ora, attraverso vomito, diarrea, un’eccessiva arsura e abbondante salivazione. Se non si agisce velocemente la problematica evolve aggredendo il fegato e sviluppando danni neurologici, quindi convulsioni. Una condizione di degenerazione continua che può condurre il cane alla morte.

Non esiste un medicinale che possa bloccare l’azione tossica della pianta, per questo dopo l’ingestione accidentale è bene condurre subito il cane dal veterinario. Il medico potrà indurre il rigetto così da liberare lo stomaco dalla presenza dei semi incriminati, quindi fornire all’animale una serie di medicine che ne contrastino l’assorbimento. Nel caso la problematica fosse in atto il dottore potrà seguire il cane nel percorso medico, fornendo un supporto farmacologico per il fegato e rallentare le problematiche. Il rischio di morte è molto elevato, molti i cani che hanno dovuto cedere alle conseguenze derivate dall’insufficienza epatica data dall’avvelenamento. Per evitare questo genere di problematiche e la perdita dell’animale d’affezione è bene informarsi accuratamente, così da non ospitare nell’area green una pianta potenzialmente letale.

18 marzo 2015
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