Leggendo il documento con il quale il Governo Monti ha presentato alla stampa il nuovo decreto sviluppo si riescono a comprendere meglio tutti i provvedimenti che avranno un impatto sull’ambiente. Confermata la detrazione fiscale per le ristrutturazioni edilizie, che però scende dal 55% al 50% e sparisce la differenza tra lavori di efficientamento energetico e normali lavori edili in casa. Confermato anche il posticipo dell’entrata in vigore del SISTRI, il sistema informatizzato di tracciamento dei rifiuti speciali.

La grossa novità, invece, ha a che fare con le trivellazioni petrolifere. Si legge infatti nel decreto:

Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Sono fatti salvi i procedimenti concessori in materia di idrocarburi off-shore che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto “correttivo ambientale”.

E qui c’è il trucco, perché da una parte il Governo irrigidisce le regole previste dal decreto Prestigiacomo sulle trivellazioni offshore, portando la distanza dalle coste da 5 a 12 miglia anche per le aree non protette. Subito dopo, però, salva (o, meglio: sana) tutte le richieste di prospezione sismica, ricerca e estrazione di petrolio e gas in mare avanzati dalle compagnie prima dell’entrata in vigore di tale decreto.

Attenzione, quando diciamo tutte intendiamo proprio tutte: se leggiamo nuovamente il testo, infatti, risulta evidente che vengono sanate anche le richieste di concessione sotto le 5 miglia. Perché prima del decreto Prestigiacomo non c’era alcun limite minimo per effettuare le trivellzioni. La nuova norma, come tutte le sanatorie, non sembra neanche molto democratica nel dare il via libera alla trivella selvaggia perché divide il mercato del petrolio italiano tra chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo.

Ma di che numeri parliamo? Quante concessioni vengono sbloccate con il decreto voluto da Corrado Passera, noto amante del petrolio nostrano? Ce lo dice Angelo Bonelli, presidente dei Verdi:

Le aree di mare che rischiano di essere oggetto di trivellazione in Italia sono 40 (22 nel canale di Sicilia, 16 nell’Adriatico, 2 nel golfo di Taranto. Sono 120 invece le autorizzazioni già rilasciateche minacciano il territorio italiano per un totale di 42.500 Kmq: un vero e proprio assedio da parte delle compagnie petrolifere.

C’è già chi promette di abolire questa sanatoria durante il dibattito parlamentare. ad esempio Salvatore Margiotta, vice presidente della Commissione Ambiente della Camera de Deputati, che via Twitter, rassicura:

E poi aggiunge:

Per chi volesse, ecco il documento di presentazione del decreto sviluppo

18 giugno 2012
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