Chi ieri sera ha avuto modo di seguire il dibattito pre-elettorale fra François Hollande e Nicolas Sarkozy sarà molto probabilmente rimasto deluso rispetto a come è stato trattato l’argomento nucleare. Se la posizione da nuclearista convinto dell’attuale Presidente è nota, quella del candidato socialista si fa ogni giorno sempre più moderata. Tempo fa aveva annunciato di voler ridurre il numero di centrali nucleari sul territorio francese, facendo scendere sotto il 50% l’apporto energetico dell’atomo sulla produzione nazionale.

Ma l’obiettivo era da consolidarsi nel medio-lungo periodo, visto che la data prefissata era il 2025. Ed Hollande sembra volersela prendere molto comoda, dato che per questo mandato elettorale afferma:

Chiuderemo una sola centrale.

Risposta che rende praticamente inutile l’acceso dibattito che segue, con Sarkozy a ribadire che non c’è motivo di chiudere nemmeno quella. Nella pratica, stiamo parlando della centrale di Fessenheim, vecchio impianto posto in un territorio sismicamente non tranquillo come l’Alsazia. Ma è evidente che la decisione sulla singola centrale non è indicativa di una vera differenza nella gestione politica del nucleare.

Anzi, Hollande ha precisato più volte come il suo impegno sarà quello di continuare ad investire sulla ricerca, sul nucleare di terza generazione e sui reattori a carburante “riciclato”, tanto criticati dagli ambientalisti. Il misero risultato dei Verdi ha probabilmente dato il via libera a queste chiare rassicurazioni verso il mondo dell’industria. I grandi gruppi finanziari che investono sul nucleare, in effetti, non sembrano particolarmente preoccupati dall’ipotesi di una vittoria del candidato socialista: e questo è un chiaro segnale.


Più deciso l’affondo di Hollande contro Sarkozy sulle rinnovabili. Se l’attuale Presidente ha ricordato di aver investito: “per ogni euro sul nucleare, un euro sulle rinnovabili”, il candidato del PSF ha sottolineato il ritardo francese rispetto alle eccellenze europee, in primo luogo la Germania.

Ci sarebbe da dire, però, che la Germania ha investito sulle rinnovabili, in parallelo ad una chiara, per quanto non brusca, exit strategy sul nucleare. Chiunque vinca in Francia non sembra intenzionato a fare altrettanto. E, chiunque vinca dovrà iniziare a fare i conti con un anti-nuclearismo sempre più diffuso anche oltralpe.

3 maggio 2012
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