Diciotto anni di lotta alla fame nel rispetto dell’ambiente. È quello che dal 1997 il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, porta avanti in Madagascar promuovendo il System of Rice Intensification (SRI). Impegno che è valso al progetto il premio “Best practice di sviluppo sostenibile in materia di sicurezza alimentare” al concorso realizzato dall’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari.

La consegna del premio è avvenuta a Milano presso i padiglioni di Expo 2015, dove il progetto era ospite del Feeding Knowledge Program. Si tratta di un progetto intrapreso assieme alla Cornell University e al Ministero dell’Agricoltura, un metodo che permette di ridurre il consumo di acqua dal 40% fino anche all’85%, ma anche il numero delle sementi e la superficie di suolo utilizzato nella coltivazione del riso.

Applicato all’inizio in Madagascar è stato poi adattato ad altri 50 Paesi arrivando a coinvolgere 5 milioni di piccoli agricoltori. Si concentra sul riso come alimento chiave per molti Paesi poveri, in grado di salvare dalla fame.

Quasi un miliardo di famiglie in Asia, Africa e America vivono grazie alla produzione di riso che dà lavoro e permette il sostentamento. Sono quattro quinti il totale del riso prodotto da piccoli produttori, che viene consumato nel luogo di produzione. Incidere su questo settore significa migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie e ridurre la povertà rurale.

Sana F.K. Jatta, direttore IFAD per la divisione Oriente e Africa meridionale spiega quanto sia importante il lavoro portato avanti da IFAD:

Siamo molto orgogliosi del lavoro che l’IFAD ha fatto per promuovere il metodo SRI, soprattutto per quanto riguarda le condizioni agro-ecologiche specifiche del Madagascar. Offre a contadini poveri l’opportunità di aumentare la produzione di riso sano pur contenendo i costi e l’impatto per l’ambiente.

7 luglio 2015
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