La data di scadenza riportata in etichetta o direttamente sulle bottiglie di plastica dell’acqua non si riferisce al contenuto, bensì al contenitore. L’acqua, se conservata chiusa, con il tempo non perde la potabilità, tuttalpiù si riduce il suo contenuto di sali minerali, mentre il PET, la resina termoplastica con cui sono realizzate le bottiglie, è soggetto a un processo di degradazione per cui la normativa sulla sicurezza alimentare rende obbligatoria, a scopo precauzionale, l’indicazione di una scadenza.

In generale, per mantenere integro il PET bisogna tenerlo lontano da persistenti esposizioni alla luce e soprattutto da fonti di calore che possono generare la migrazione nell’acqua di sostanze tossiche come l’acetaldeide e l’antimonio. La data di scadenza indica quindi il tempo entro cui, se sottoposto a condizioni di conservazione adeguate, il packaging si mantiene integro. Il riutilizzo e l’uso dopo tale data rende più facile la degradazione del materiale e quindi la contaminazione dell’acqua o di qualsiasi altro alimento che vi si è conservato con sostanze dannose per la salute.

L’impiego del PET nel packaging alimentare è piuttosto diffuso. Di per sé si tratta di un materiale sicuro, ma in generale è bene buttare subito questi contenitori nella busta della plastica e riavviarli verso un ciclo di recupero controllato senza adoperarli di nuovo per la conservazione di altri alimenti e bevande. Se poi non si vogliono correre rischi il vetro è la soluzione ottimale.

Superare i limiti del PET sarebbe semplice. Basterebbe una legge che assicuri il rispetto della catena del freddo anche per l’acqua in bottiglia di plastica, un po’ come si è fatto per i prodotti di IV gamma (insalate in busta, zuppe pronte, ecc.). In questo modo potremmo essere certi che l’acqua che acquistiamo non ha subito contaminazioni.

Consiglio per l’acquisto: sia in plastica che in vetro nella scelta di un’acqua è importante guardare il contenuto dei nitrati e dei nitriti. Per tutte le acque in commercio devono essere all’interno dei limiti di legge, ma, dato che si tratta di sostante dannose per la salute, più bassi sono e migliore è la qualità dell’acqua e il suo valore.

Articolo della prof.ssa Angela Tarabella, direttrice Master Food Università di Pisa.

29 agosto 2017
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