La foresta Amazzonica, per quanto vessata e poco rispettata dall’uomo, racchiude al suo interno tesori e segreti. Come le 15 nuove varietà di uccelli scoperte di recente, una vera e propria sorpresa per la biodiversità del pianeta.

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Vi sono volatili piccoli, grandi, alcuni con il becco ricurvo quasi a ricordare un uncino, altri ancora dalle singolarissime piume. Nessuno si sarebbe mai aspettato di trovare nuove specie all’interno della foresta Amazzonica, soprattutto dopo la catalogazione generale di tutti gli animali brasiliani partita nel 1871.

Scovati quasi tutti negli ultimi cinque anni, molte specie sono stazionarie in Brasile, altre invece volano e migrano anche in Peru e Bolivia. La gran parte degli uccelli rilevati sono passeriformi, ma non mancano volatili simili ai corvi e ai fringuelli. A scoprirli diverse spedizioni del professore Luis Silviera, docente all’Università di San Paolo, con un ritrovamento a tratti casuale: molti dei pennuti, infatti, assomigliano a specie già ben documentate, ma si differenziano per alcuni particolari fisici – quali il becco – o per le abitudini di caccia e sopravvivenza.

Descrivere nuove specie non è un compito triviale. Molti di questi uccelli cinguettano in modo diverso o hanno delle sequenze genetiche diverse rispetto ai volatili già conosciuti. Consideriamo un uccello una nuova specie quando almeno due di tre criteri – piumaggio, verso e genetica – sono consistentemente diversi da specie già conosciute o imparentate.

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Tra i più singolari, spicca di certo l’Arapaçu-de-bico-torto: un picchio dal becco ritorto che usa per trovare insetti all’interno del legno. Ma non manca anche il Rapazinho-estriado-do-oeste, un uccello che la versione americana di Wired ha già ribattezzato come David Bowie per il suo piumaggio appariscente, uno Ziggy Stardust della natura. Nella gallery, tutte le immagini di questi magnifici esemplari.

In definitiva, qualora vi fosse ancora il bisogno di rimarcarlo, l’Amazzonia è il cuore pulsante del mondo e, per questo, va strenuamente difesa. La deforestazione senza sosta, oltre a causare danni irreparabili sul ciclo dell’ossigeno, può anche portare alla morte di tanti di questi nuovi animali e chissà di quanti altri non ancora conosciuti.

7 giugno 2013
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