Visoni e coronavirus: milioni uccisi in Europa

Visoni e coronavirus: milioni uccisi in Europa

Fonte immagine: metinkiyak via iStock

Milioni di visoni uccisi negli allevamenti di pellicce in Europa, per coronavirus: possono trasmettere l'infezione all'uomo.

Milioni di visoni uccisi in Europa per scongiurare i contagi da coronavirus. È questo il nuovo report che proviene dal Vecchio Continente, in seguito ai casi registrati in Olanda e in Danimarca. In diversi allevamenti sono infatti stati rinvenuti degli esemplari positivi e, almeno in un paio di occasioni, gli esperti sospettano che gli animali abbiano potuto trasmettere il virus all’uomo.

Oggi i casi più preoccupanti si registrano in Spagna e nei Paesi Bassi, dove più di un milione di visoni è stato sottoposto a soppressione come misura di sicurezza. Secondo le ricostruzioni, gli animali sarebbero stati contagiati da lavoratori positivi negli allevamenti per la produzione di pellicce, i visoni avrebbero a loro volta trasmesso il virus ad altri dipendenti. È quanto emerge dal tracciamento di alcuni lavoratori contagiati, dal quale è emersa l’assenza di contatti con altre persone positive.

Visoni: casi in Spagna e nei Paesi Bassi

Nella Penisola Iberica la situazione più grave si registra in una struttura di La Puebla de Valverde, un piccolo comune di 500 residenti. Lo scorso maggio ben 7 dei 14 dipendenti, incluso il proprietari dell’allevamento, sono risultati positivi al coronavirus. Per alcuni di questi non è stato possibile rintracciare contatti con persone contagiate dal COVID, di conseguenza si è ipotizzato potessero aver preso il virus direttamente dai visoni. Più di 92.000 esemplari sono stati quindi soppressi come forma precauzionale, di questi ben 9 su 10 risultavano positivi al coronavirus.

Nei Paesi Bassi, invece, dallo scorso maggio sono stati uccisi più di 1.1 milioni di visoni, in oltre 26 strutture. In Olanda sono presenti oltre 160 allevamenti di visoni, mentre la Spagna ne conta 38 in totale.

Gli episodi registrati hanno destato l’allarme delle autorità sanitarie mondiali, poiché si tratterebbe dei primi casi noti – oltre allo spillover di Wuhan – di trasmissione del coronavirus all’uomo da parte di animali. Altre specie risultate positive e contagiate dopo il contatto con umani – cani, gatti e tigri – non si sono infatti rivelate in grado di trasmettere il virus ai simili o allo stesso uomo. Così ha spiegato Maria Van Kerkhove, portavoce dell’OMS:

Questo ci fornisce indizi su quali animali possono essere suscettibili all’infezione e ci aiuta a capire maggiormente quali siano le potenziali riserve animali del virus.

Fonte: ABC

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