Greenstyle Ambiente Animali Tartaruga di terra: tutto ciò che devi sapere per prenderti cura di una testuggine

Tartaruga di terra: tutto ciò che devi sapere per prenderti cura di una testuggine

Tartaruga di terra: tutto ciò che devi sapere per prenderti cura di una testuggine

Fonte immagine: Pixabay

Le tartarughe o cheloni appartengono alla classe dei Rettili. Tutte le tartarughe appartengono all’ordine dei Cheloni: sono i più antichi rettili viventi. Generalmente si tende a distinguere fra la tartaruga di terra e la tartaruga d’acqua.

Fra quelle di terra che possiamo vedere qui da noi abbiamo quelle del genere Testudo, le tartarughe di terra italiane, ma non solo. Ci sono anche tartarughe di terra più esotiche, provenienti dall’America, dall’Africa, dal Madagascar o dall’Asia. Prima di prendere una tartaruga di terra, è bene sincerarsi di quale specie si tratti: questo è fondamentale perché cambia la sua alimentazione e la gestione del suo habitat.

Classificazione scientifica

tartaruga gigante
Fonte: Pixabay

Questa è la classificazione scientifica delle tartarughe:

  • Dominio: Eukaryota
  • Regno: Animalia
  • Sottoregno: Eumetazoa
  • Superphylum: Deuterostomia
  • Phylum: Chordata
  • Subphylum: Vertebrata
  • Infraphylum: Gnathostomata
  • Superclasse: Tetrapoda
  • Classe: Reptilia
  • Sottoclasse: Anapsida
  • Ordine: Testudines

Da qui poi abbiamo il sottordine Cryptodira, con le seguenti Famiglie:

  • Carettochelydae (le tartarughe naso di porcello)
  • Cheloniidae (le tartarughe di mare)
  • Chelydridae (le tartarughe alligatore)
  • Dermatemydidae (le dermatemide di fiume)
  • Dermochelyidae (la tartaruga liuto)
  • Emydidae (le tartarughe d’acqua dolce, come la Trachemys scripta elegans)
  • Geoemydidae (le tartarughe scatola asiatica)
  • Kinosternidae (le tartarughe di muschio e di fango)
  • Platysternidae (la tartaruga dalla testa grande)
  • Testudinidae (le testudinide come le Geocheloni giganti)
  • Trionychidae (le tartarughe dal guscio molle)

Poi c’è il sottordine Pleurodira, con le seguenti Famiglie:

  • Chelidae (le tartarughe collo di serpente austro-americane)
  • Pelomedusidae (le tartarughe collo di serpente afroa-americane)
  • Podocnemididae (le tartarughe collo laterale del Madagascar)

Differenza fra testuggini e tartarughe d’acqua

tartaruga acqua

Colloquialmente si tende a distinguere fra le testuggini di terra e le tartarughe d’acqua. Tuttavia questa suddivisione non ha validità scientifica. In generale si tende a usare il termine “tartaruga” per indicare le specie di acqua dolce, mentre il termine “testuggine” viene maggiormente usato per indicare le tartarughe di terra.

Sempre a livello molto generale, le tartarughe d’acqua tendono ad avere le zampe palmate ed un carapace appiattito dorso-ventralmente. Le tartarughe di terra, invece, hanno zampe più coniche, non sono palmate e il carapace è a forma di cupola.

È importante saper distinguere a prima vista una tartaruga d’acqua e una di terra: nel caso se ne trovasse una ferita e si decidesse di metterla in sicurezza in attesa di contattare l’Asl, la Forestale o il Cras locale affinché se ne facciano carico, è importante non scambiarle fra di loro.

Mettere una tartaruga terrestre in un acquario convinti che si tratti di una tartaruga d’acqua equivale a farla annegare.

Tartarughe di terra: quanti tipi esistono?

Geochelone elegans
Fonte: Flickt/reptilarium

Quando si parla di tartarughe di terra o testuggini, bisogna capire se ci si riferisce a quelle italiane mediterranee o a quelle esotiche. Questo perché non esiste un’unica specie di tartarughe di terra, bensì tantissime specie, ciascuna con le proprie necessità alimentari e d’allevamento. Qui da noi, per i neofiti, è molto più semplice gestire le tartarughe locali: sono già abituate ai nostri climi, alle nostre temperature e al nostro tasso di umidità.

Più difficile, invece, allevare specie abituate a climi più aridi o secchi. O magari abituate a climi ancora più umidi: in questo caso bisognerà adottare tutta una serie di accorgimenti particolari nell’allestimento dell’habitat in modo da evitare la comparsa di patologie collegate o a un’errata gestione del terrario o dell’alimentazione. Non tutte le stesse specie di tartarughe di terra, infatti, hanno uguali fabbisogni nutrizionali.

Attenzione poi ad assicurarvi che la detenzione di quella particolare specie esotica sia legale in Italia. In alcuni casi, infatti, potrebbe essere vietato l’allevamento e la detenzione. Inoltre assicuratevi sempre che la tartaruga, sia italiana che esotica, vi venga venduta corredata di Cites e microchip.

Tartarughe esotiche

Fra le più famose tartarughe esotiche abbiamo:

  • Astrochelys radiata: nota anche come Geochelone radiata, è la tartaruga raggiata. Originaria del Madagascar, fa parte dell’Appendice I dei Cites in quanto è a rischio di estinzione (uno studio recente ha evidenziato come il 50% delle specie di tartarughe rischi l’estinzione). È una tartaruga erbivora, difficile da allevare in cattività per i meno esperti. Il carapace è nero, ma ogni scuto ha un’area giallo-aancione da cui partono 4-12 raggi gialli
  • Geochelone elegans: è la tartaruga stellata indiana. Origina dalle zone aride di India e Sri Lanka. Anche lei è inserita nell’Appendice II e nell’Allegato B dei CITES. È vegetariana, ma non è adatta ai neofiti: arriva da climi molto aridi, la gestione del suo terrario è più complessa rispetto alle tartarughe mediterranee. Il carapace ha la base nera con aree gialle che si irradiano come raggi e che le donano un aspetto stellato
  • Geochelone sulcata: nota semplicemente come sulcata, è una tartaruga di origine africana. Si trova nell’Appendice II dei Cites. È vegetariana e più aggressiva delle altre, necessita di molto spazio ed è difficile da gestire in Italia perché è abituata a climi desertici. Per questo sono frequenti le malattie respiratorie. Il carapace è giallo-bruno con bordi degli scuti scuri, mentre il piastrone è avorio
  • Stigmochelus pardalis: è la tartaruga leopardo. Di origine africana, fa parte dell’Appendice II dei CITES. È vegetariana, ha bisogno di parecchio spazio e non è adatta ai neofiti in quanto proviene da una zona con clima molto diverso dal nostro (in questa specie sono frequenti le patologie respiratorie). Il carapace è giallastro con macchie nere irregolari (anche se si segnalano alcuni esemplari sprovvisti del nero)

Le tartarughe di terra italiane

Per i neofiti è molto più semplice partire dalle tartarughe di terra mediterranee, quelle già presenti sul territorio. Come detto prima, però, non puoi raccogliere in casa la prima tartaruga che trovi per strada: essendo animali selvatici, appartengono allo Stato.

Quello che puoi fare è recarti da un allevatore o privato che vende le tartarughe d’allevamento regolarmente denunciate, registrate e identificate col microchip e corredate di Cites. Nel caso poi la tua tartaruga regolarmente denunciata facesse le uova, ricordati che se nascono delle tartarughe hai tempo dieci giorni per denunciarle e metterle in regola, in modo che anche la prole della tua testuggine sia messa in regola.

Di seguito parleremo brevemente delle tre tartarughe mediterranee.

Testudo graeca

Testudo graeca
Fonte: Flickr/xulescu_g

La Testudo graeca, o moresca, è una delle tre tartarughe di terra italiane. Anche se la sua classificazione è in fase di revisione, attualmente se ne riconoscono diverse sottospecie. Oltre alla graeca graeca e alla graeca ibera, più comuni, ci sono infatti la Testudo graeca terrestris e la Testudo graeca zarudnyi.

È originaria del nord Africa. Nelle zone settentrionali, come accade qui da noi, in inverno va in letargo ed è attiva in estate. Nelle zone meridionali, invece, va in estivazione d’estate ed è attiva d’inverno.

Le dimensioni variano a seconda delle popolazioni e della sottospecie. In generale la T.g. ibera è la più grande. Comunque in lunghezza varia da 13 a 20 cm, con le femmine che sono più grandi dei maschi.

Il carapace è a cupola e deve presentarsi liscio. Lo scuto sopracaudale nella maggior parte dei casi è unico, ma in alcuni si presenta diviso come nella T. hermannii. Sulla faccia posteriore delle cosce è presente un tubercolo corneo, mentre manca il tubercolo sulla punta della coda tipico della Hermannii.

Il carapace è giallo o marrone chiaro, con aree più scure fino ad arrivare al nero. Il piastrone può essere giallo, marrone chiaro o nero, con aree scure più o meno grandi.

Come tutte le tartarughe mediterranee, è strettamente erbivora.

Testudo hermanni

Testudo hermanni
Fonte: Flickr/reptilarium

La Testudo hermanni presenta due sottospecie:

  • T. h. boettgeri
  • T. h. hermanni

Originaria del sud dell’Europa, le T. h. hermanni tendono a essere più piccole, con maschi di 14 cm e femmine di 16.5 cm. Le T. h. boettgeri, invece, possono arrivare tranquillamente a 19-20 cm, talvolta anche a 25 cm.

Il carapace è convesso, a cupola. Gli scuti sono giallastri con aree nere. Lo scuto sopracaudale è quasi sempre diviso in due. Il piastrone è giallo con aree nere che nella Hermanni formano due strisce parallele, mentre nella boettgeri formano due strisce più discontinue. Sia nel maschio che nella femmina sulla punta della coda c’è un tubercolo corneo.

A differenza della T. graeca, il piastrone non ha cerniere. Anche la T. hermanni è strettamente erbivora.

Testudo marginata

Testudo marginata
Fonte: Flickr/pixelmuell

La Testudo marginata non ha sottospecie. Qui da noi è molto diffusa in Sardegna essendo stata introdotta secoli fa. È la più grande tartaruga del genere Testudo ed è anche la più appariscente. Il maschio misura 25-30 cm di lunghezza, mentre la femmina 24-28 cm, ma pesa di più essendo più sviluppata in larghezza.

La principale caratteristica della T. marginata è che il margine posteriore del carapace è molto lungo e svasato. Lo scuto sopracaudale non è diviso. Il carapace è marrone scuro o nero, con areole gialle e banda gialla sugli scuti laterali. Il piastrone è giallo e ogni scuto ha una macchia nera triangolare, con base rivolta cranialmente e apice rivolto caudalmente. La testa tende a essere scura.

Sia sul margine posteriore delle cosce che sulla punta della coda possono essere presenti tubercoli cornei (ma non ci sono sempre). Anche lei è strettamente erbivora.

Tartaruga di terra: caratteristiche principali

Tartarughe hermanni

Senza scendere troppo nel dettaglio, andiamo a vedere quali sono le caratteristiche principali delle tartarughe di terra. Partiamo dallo scheletro: questi rettili hanno sia un endoscheletro, composto da ossa interne, ossa craniche e arti, sia un esoscheletro, formato dal carapace (la parte superiore) e dal piastrone (la parte inferiore).

Colonna vertebrale e coste sono fuse insieme alla parte interna del carapace. Le tartarughe non hanno l’orecchio esterno e non hanno neanche denti. Le mascelle sono rivestite di lamine cornee che formano quella che si chiama ranfoteca.

Non hanno il diaframma, quindi non c’è distinzione fra cavità toracica e cavità addominale. Si parla di una cavità unica chiamata celoma o cavità celomatica. In questa cavità, cuore, fegato e stomaco si trovano nella parte anteriore, mentre intestino, reni, vescica e cloaca si trovano posteriormente. A proposito della cloaca: le tartarughe, sulla coda, presentano un unico foro ad essa collegato. Da qui eliminano non solo feci e urine, ma sempre da qui i maschi estroflettono il pene e le femmine depongono le uova.

I polmoni si trovano anteriormente, in posizione dorsale e laterale. Il torace, essendo circondato dal carapace rigido, non si può espandere: la respirazione avviene tramite la contrazione dei muscoli posti vicino agli arti anteriori.

Per quanto riguarda la regolazione della temperatura corporea, le tartarughe sono animali ectotermi, a sangue freddo: regolano la loro temperatura corporea in base alla temperatura ambientale esterna. Da sole non sono in grado di mantenere stabile la temperatura come fanno i mammiferi.

Per regolarla si spostano continuamente da una zona più calda a una più fredda. Per questo motivo nei terrari è necessario non avere una temperatura ambientale uniforme, ma bisogna creare un hot spot più caldo.

Riproduzione delle tartarughe di terra

baby tartaruga
Fonte: Flickr/stanzebla

Per quanto riguarda la riproduzione, i maschi tendono a essere più piccoli rispetto alle femmine. Inoltre il piastrone è più concavo, per permettergli di adattarsi alla convessità del carapace della femmina durante l’atto dell’accoppiamento.

La maturità sessuale delle tartarughe arriva quando i rettili raggiungono un determinato peso e una certa dimensione, variabile a seconda della specie. L’accoppiamento avviene in primavera. Il maschio è molto insistente con le femmine: le insegue e grida durante l’accoppiamento. Spesso crea delle lesioni gravi alla femmina, proprio perché vuole accoppiarsi di continuo.

Per questo motivo è sconsigliato tenere un maschio con una singola femmina: la tartaruga maschio ha bisogno di un harem di femmine. Inoltre, dopo l’accoppiamento, è meglio che queste vengano separate dal maschio.

La femmina qui da noi può compiere una o due deposizioni fra maggio e giugno (anche quattro). Le uova tenderanno a schiudersi dopo un’incubazione di 50-80 giorni (anche 120 giorni). Nel caso di deposizione in giardino, meglio delimitare la zona per evitare di calpestare l’area accidentalmente. Se dedici di trasferire le uova in una incubatrice, non ruotare mai le uova di tartaruga: prendile e riponile esattamente nella stessa posizione di deposizione. Questo perché le uova delle tartarughe non hanno le calaze che proteggono l’embrione dell’uovo da urti e spostamenti (le calaze sono presenti nelle uova dei volatili).

Una curiosità: le tartarughe, così come succede con i volatili, possono deporre uova anche se non c’è stato l’accoppiamento. In questo caso semplicemente le uova non saranno fertili.

Seconda curiosità: il sesso delle tartarughe è determinato dalle temperature ambientali. Uova incubate in climi più caldi o con temperature maggiori generano solitamente femmine, mentre nei climi o temperature più freddi generano un maschio. Il che spiega perché nel Nord Italia tendano a nascere più maschi, mentre nel Sud Italia più femmine.

Il fenomeno dell’anfigonia ritardata

Nelle tartarughe esiste un fenomeno particolare chiamato anfigonia ritardata. Tartarughe e rettili in generale possono immagazzinare lo sperma dopo un accoppiamento anche per anni. Nel caso delle tartarughe, lo sperma viene conservato in un diverticolo dell’ovidutto. Questo vuol dire che una femmina che si è accoppiata per l’ultima volta anni fa, potrebbe deporre uova fertili a distanza di anni, anche senza un nuovo accoppiamento.

Come distinguere una tartaruga di terra femmina da una tartaruga maschio?

Il dimorfismo sessuale nelle tartarughe di terra è un pochino più evidente rispetto a quanto accade nelle tartarughe d’acqua. Ecco a cosa prestare attenzione per distinguere una tartaruga maschio da una femmina:

  • Coda: solitamente il maschio ha la coda molto più lunga e robusta rispetto alla femmina
  • Foro cloacale: nel maschio il foro della cloaca si trova oltre metà coda e ha una forma a fessura. Nella femmina si trova alla base della coda e la forma ricorda una stella
  • Scuti sopracaudali: nel maschio gli scuti sopracaudali sono maggiormente curvati verso il basso, mentre nella femmina sono allineati col carapace
  • Piastrone: a volte nel maschio è maggiormente concavo (ma solo nei maschi adulti, nei giovani no)
  • V del piastrone: il piastrone del maschio, per far spazio alla coda più massiccia, forma una V aperta larga. Questa V nella femmina è più stretta
  • Dimensioni: solitamente le femmine sono più lunghe del maschio e pesano di più (ma non nella Marginata)

Come trattare le tartarughe di terra piccole?

Quando le baby tartarughe nascono, se questo è accaduto all’esterno conviene portarle in un terrario all’interno per proteggerle da eventuali predatori. Tuttavia appena nate, non bisogna toglierle dall’uovo: per un paio di giorni andranno lasciate lì in modo da riassorbire il sacco vitellino (proteggile semplicemente con una gabbia di metallo posizionata sopra).

Successivamente bisognerà tenerle al sicuro in un terrario separato dagli adulti: non esistono cure parentali, ogni tartaruga neonata è capace di cavarsela da sola. Assicurati che ci sia la giusta esposizione alla luce solare (naturale o artificiale) e ricordati che mangino esattamente le stesse cose degli adulti, solo sminuzzate in pezzi piccoli.

Ricordati poi di denunciare il prima possibile la nascita delle tartarughe ai Carabinieri Forestali, possibilmente entro dieci giorni dalla nascita. Entro un anno, poi, bisognerà applicare il microchip.

Il letargo delle testuggini

Qui da noi è necessario che le tartarughe vadano in letargo. Si tratta di un periodo di tempo durante il quale la tartaruga rallenta tantissimo il proprio metabolismo, cadendo in una specie di sonno. Il letargo può essere fatto sia all’esterno che all’interno.

Solamente esemplari sani, in salute e ben nutriti dovrebbero fare il letargo. Soggetti malati, debilitati o troppo magri andrebbero essere gestiti per quell’anno senza letargo: non avendo le risorse necessarie per superare questo periodo, rischierebbero di morire durante il letargo.

In natura le tartarughe vanno da sole in letargo: a partire da ottobre cominciano di loro spontanea volontà a mangiare di meno per svuotare l’intestino fino ad interrarsi fra novembre e aprile.

Letargo controllato

Se il letargo viene fatto in casa (letargo controllato), dovrai essere tu a ridurre gradualmente l’alimentazione, fare bagni tiepidi per aiutare l’intestino a svuotarsi e allestire una stanza adatta. La stanza in questione dovrà avere una temperatura compresa fra i 4 e i 7 gradi: con temperature maggiori, infatti, la tartaruga non andrà in letargo, ma si troverà in uno stato di ipotermia che potrebbe causarne la morte.

Una scatola piena di terriccio in cui interrarsi, con foglie secche da appoggiare sopra e collocata all’interno di un’altra scatola riempita di giornali potrebbe fungere da ambiente ideale per un letargo.

A marzo-aprile, poi, quando le tartarughe si sveglieranno bisognerà fare dei ripetuti bagni tiepidi per reidratarle e invogliarle così a mangiare nuovamente.

Perché è importante che l’intestino delle tartarughe sia vuoto durante il letargo? Per evitare che durante il sonno il cibo residuo vada in putrefazione, danneggiando l’intestino della tartaruga. È altrettanto importante controllare che non abbia parassitosi intestinali prima di iniziare il letargo.

Cosa mangiano le tartarughe di terra?

tartaruga mangia

Anche qui ci riferiremo alle tartarughe nostrane e questo perché l’alimentazione varia un po’ a seconda delle specie. In generale tutte le tartarughe terrestri sono erbivore (a differenza di quelle acquatiche che tendono a essere più carnivore, soprattutto da giovani). Tuttavia ci sono alcune specie che tollerano maggiori quantitativi di frutta nella dieta e altre che non disdegnano occasionalmente delle proteine animali.

Tuttavia le tartarughe mediterranee sono animali strettamente erbivori. In natura si nutrono principalmente dell’erba che trovano nei campi, anche se ogni tanto possono ingerire qualche insetto o lumachina. E se trovano un bell’orticello coltivato, potrebbero decidere di assaggiare insalate e altro.

La dieta deve essere ricca di fibre, vitamine e minerali, povera di grassi. In cattività bisogna fornire loro erbe e insalate di vario tipo, garantendo una certa varietà. Fra le piante da utilizzare abbiamo:

  • erba di prato (non trattata chimicamente)
  • fieno
  • trifoglio
  • tarassaco
  • piantaggine
  • petali di fiori come rose, violette…
  • erba medica

A questi ogni tanto si possono aggiungere:

  • lattuga
  • radicchio
  • cicoria
  • cavoli
  • peperoni
  • zucchini
  • carote
  • pomodori (non la parte verde)

Ovviamente il tutto deve essere sminuzzato a seconda della misura della bocca della tartaruga e mescolato tutto insieme. Meglio se si aggiunge un integratore di minerali e carbonato di calcio.

Nelle tartarughe nostrane sarebbe meglio evitare la frutta: non garantisce il giusto apporto di calcio e può causare problemi intestinali.

Errori nell’alimentazione della tartaruga di terra

Il principale errore che viene fatto nell’alimentazione delle tartarughe di terra è fornire troppe proteine. Questo fa sì che la corazza cresca deformata, generando quella che viene definita come “piramidalizzazione degli scuti”. Più gli scuti sono piramidalizzati, più grave è la situazione in quanto questo, a livello organico, comporta una demineralizzazione dell’osso, insufficienza epatica e renale.

Sbagliato anche fornire proteine animali, ivi inclusi cibo per cani e gatti. Fra i cibi da non dare mai a una tartaruga di terra italiana ci sono:

  • carne, pesce e salumi
  • latte e formaggi
  • leguminose
  • pasta, pane, fette biscottate o qualsiasi altro carboidrato
  • dolci di qualsiasi tipo e genere
  • cioccolato
  • frutta

Come creare l’habitat di una tartaruga di terra?

testudo
Fonte: Pixabay

L’allestimento dell’habitat di una tartaruga di terra dipenderà dalla specie di tartaruga prescelta. A seconda delle origini, infatti, serviranno terrari più o meno grandi, con condizioni di umidità e temperatura differenti.

Riferendoci alle tartarughe nostrane, possiamo scegliere se allevarle in giardino o in casa. Nel caso di un allevamento all’aperto, bisognerà realizzare un recinto interrato in profondità (per evitare che scavino e fuggano da sotto) e alto, senza appigli perché altrimenti potrebbero tentare di arrampicarsi. Il recinto dovrà avere opportune zone d’ombra e ripari adatti.

Se si decide di tenerle in casa, invece, bisognerà creare un terrario il più ampio possibile. Sarà necessario dotarsi di lampada UVB per creare un’alternanza giorno/notte con fotoperiodo di 8-10 ore e di lampada riscaldante per creare un hot spot caldo. La temperatura di basking (è il punto più vicino alla lampada che l’animale può raggiungere) dell’hot spot deve essere di 30-35 gradi, con la zona circostante che deve viaggiare sui 26-30 gradi e zona fredda più lontana di 22-24 gradi.

Anche nel terrario devono essere posizionati ripari e una ciotola dell’acqua non troppo alta per evitare che affoghi.

Principali malattie della tartaruga di terra

Fra le principali malattie delle tartarughe di terra abbiamo:

  • mancato riassorbimento del sacco vitellino
  • anoressia post letargo
  • ascessi
  • stipsi
  • parassitosi intestinali
  • distocia
  • patologie respiratorie (rinite, polmonite)
  • stomatite
  • MOM (Malattia Osteo Metabolica)
  • piramidalizzazione degli scuti
  • gotta
  • ferite e traumi da accoppiamento
  • ferite e traumi provocati da altri animali (anche cani) o da incidenti
  • SCUD (malattia ulcerativa cutanea setticemica)

Curiosità sulle tartarughe di terra

Ecco qualche piccola curiosità sulle tartarughe di terra:

  • Le tartarughe di terra possono raggiungere una velocità di 100 m/h, con scatto di 50 cm/h. Sono dunque più veloci dei bradipi e delle lumache
  • Sono fra i rettili più antichi fra quelli esistenti: sono comparse sulla Terra più di 200 milioni di anni fa
  • Non è vero che non provano dolore: anche la corazza è molto sensibile
  • La durata di vita media delle tartarughe di terra italiane è anche di 70-80 anni (si conoscono esemplari che hanno raggiunto i 100 anni). Le tartarughe di terra giganti, invece, sono capaci di superare anche i 180 anni
  • Come capire se una tartaruga di terra è morta? A volte proprietari inesperti non sanno distinguere fra una tartaruga morta e una tartaruga in letargo (o in ipotermia da errata gestione). In generale la tartaruga morta presenta l’occhio infossato, con arti flosci e molli che fuoriescono dal carapace e non si muove neanche se stuzzicata. Se la morte è sopraggiunta da diverso tempo, avrà un cattivo odore e sul corpo ci saranno fenomeni di putrefazione. Prova a tenerla al caldo: se è in ipotermia o in letargo, piano piano si muoverà, se è morta no. Comunque nel dubbio, portala dal tuo veterinario esperto di esotici
  • Se trovi per strada una tartaruga morta, contatta i Servizi Veterinari dell’Asl di pertinenza di quella zona: sapranno dirti chi contattare per il recupero del cadavere
  • Se trovi per strada una tartaruga, non puoi prenderla e portartela a casa: le tartarughe sono animali selvatici che appartengono allo Stato. Tuttavia, se la tartaruga è in pericolo di vita (magari perché in mezzo a una strada) puoi raccoglierla per spostarla subito in una zona di minor rischio. Se invece la tartaruga è ferita, contatta i Servizi Veterinari, l’Asur o il Cras locale per farti dare indicazioni su eventuali recuperi da parte dei tecnici preposti (è anche possibile che ti indichino da quale veterinario convenzionato portarle)
  • Conviene non far convivere le tartarughe con i cani: potrebbero decidere di sgranocchiarle in qualsiasi momento
  • Il prezzo di una tartaruga di terra varia a seconda della specie prescelta: solitamente esemplari di specie esotiche possono costare parecchio

Tartaruga di terra come animale domestico

Ricordati che è possibile detenere legalmente una tartaruga di terra solamente se dotata di Cites e microchip (e ovviamente non tartarughe vietate di cui non è consentita la detenzione in Italia). Prima di prendere la tartaruga, assicurati di apprendere tutto il possibile sulla sua gestione e alimentazione. Controlla di avere gli spazi necessari in casa e giardino e ricordati di metterla in sicurezza da tutti i possibili pericoli (cani, altri predatori, falciatrici, motorini, auto…).

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