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Riscaldamento globale, ruolo chiave nel Covid

Riscaldamento globale, ruolo chiave nel Covid

Fonte immagine: Pixabay

Il riscaldamento globale può avere avuto un ruolo chiave nella diffusione della pandemia da Covid. È quanto rivela un nuovo studio, condotto dall’Università di Cambridge, sul cambiamento del clima di alcune foreste asiatiche e sulle nuove abitudini assunte da animali portatori di coronavirus, come i pipistrelli.

In particolare, gli scienziati hanno notato come l’alterazione di alcuni ecosistemi date le innalzate temperature abbiano spinto i pipistrelli a vivere a più stretto contatto con l’uomo, un fatto che potrebbe aver stimolato il salto di specie del virus. Questi animali sono infatti noti per essere serbatoi di molteplici coronavirus diversi.

Riscaldamento globale e Covid

I ricercatori hanno analizzato le foreste del Sudest Asiatico, rilevando importanti modifiche delle temperature negli ultimi decenni. Il processo, cominciato all’incirca 100 anni fa e spinto di recente da una forte accelerazione, ha determinato una modifica delle specie vegetali tipiche degli habitat locali. Le temperature più alte, una maggiore umidità e un clima sempre più tropicale ha attirato oltre 40 specie di pipistrelli, pronte ad approfittare di un ambiente più favorevole alla loro proliferazione, anche data la moltiplicazione degli insetti dovuta proprio al caldo. Fra le aree colpite anche la provincia cinese dello Yunnan, dove proprio un anno fa ha avuto inizio la pandemia da COVID-19.

Per giungere a questa evidenza, i ricercatori hanno analizzato i dati sul clima registrati a partire dal 1900, creando delle mappe sia di temperatura che di vegetazione specifica. A queste mappe sono state quindi sovrapposte le informazioni relative alle popolazioni più diffuse di pipistrelli, sempre facendo riferimento a serie storiche. Gli scienziati hanno così scoperto come nel Sud della Cina, in Myanmar e nel Laos negli ultimi decenni si siano stabilite moltissime famiglie di pipistrelli, attirate dal nuovo clima.

L’aumento dell’anidride carbonica libera in atmosfera, la crescita delle temperature e la modifica dei vegetali ha di fatto trasformato le foreste di arbusti semi-tropicali in savane tropicali, favorendo la crescita di piante decidue. Il Sudest Asiatico è pertanto diventato un vero e proprio “hotspot globale” per la presenza di pipistrelli, tanto da non aver eguali in tutto il Pianeta. Robert Beyer, autore dello studio, ha così commentato:

Se i pipistrelli, che normalmente sono portatori di oltre 100 coronavirus, si espandono in nuove aree a causa del cambiamento climatico, è probabile che aumenti – anziché diminuire – il rischio che un coronavirus dannoso per l’uomo sia presente nell’ambiente, si trasmetta ed evolva.

Al momento non vi è però una prova scientifica che confermi non solo il passaggio del SARS-CoV-2 dai pipistrelli all’uomo – al momento sono al vaglio diverse specie animali – ma anche un passaggio diretto da esemplari selvatici agli umani. L’ipotesi più probabile è che la trasmissione sia infatti avvenuta in cattività, da animali chiusi in gabbia all’interno dei wet market cinesi. Rick Ostfeld, esperto per il Cary Institute of Ecosystem Studies, ha infatti commentato:

Lo spostamento di comunità animali da una regione all’altra può avere di certo un impatto sulla trasmissione di malattie, esponendo potenziali ospiti animali a nuovi patogeni. Ma il collegamento sull’emersione del nuovo coronavirus è al momento speculativo e non appare altamente probabile.

Questo non vuol dire, però, che si debbano ignorare i cambiamenti climatici. Così aggiunge l’esperto:

Il cambiamento climatico è un importante acceleratore nella diffusione delle malattie. Può aumentarne la trasmissione in molti modi. Quindi sì, il cambiamento climatico sicuramente mi preoccupa per il rischio di future pandemie.

Fonte: CBS News

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