Quanto inquina il tuo caffè? - Greenstyle.it
Il punto non è smettere di bere caffè. Il punto è capire cosa succede davvero prima che arrivi tra le mani.
Da dove parte davvero il caffè
Il caffè non nasce vicino a noi. Arriva da migliaia di chilometri di distanza, da coltivazioni spesso intensive, in Paesi dove l’acqua è una risorsa delicata e il clima è sempre più instabile. Per produrre i chicchi servono acqua, fertilizzanti, energia. Molto più di quanto si immagini per una singola tazzina. Poi c’è la lavorazione, che passa dalla raccolta all’essiccazione, fino alla tostatura. Ogni passaggio consuma risorse e aggiunge qualcosa a quel conto che non vediamo.
A tutto questo si somma il trasporto. Navi che attraversano oceani, camion che percorrono strade, magazzini che devono essere mantenuti. Il caffè viaggia molto, spesso più di chi lo beve. E tutto questo serve per un gesto che dura pochi secondi, così breve da sembrare irrilevante.
Il peso delle nostre abitudini quotidiane
Quando si parla di impatto ambientale del caffè ci si concentra quasi sempre sul chicco, ma oggi una parte consistente del problema sta nel modo in cui lo consumiamo. Capsule, cialde, involucri singoli. Sono comodi, veloci, puliti, ma anche difficili da smaltire. Il riciclo esiste sulla carta, ma nella vita quotidiana non sempre funziona. Le capsule andrebbero separate, conferite correttamente, trattate nel modo giusto. Spesso, invece, finiscono nell’indifferenziato. Moltiplicate per milioni di caffè al giorno, diventano un problema reale.
Lo stesso vale per il caffè da asporto. Bicchieri, coperchi, palette. Oggetti usati pochi minuti che restano nell’ambiente molto più a lungo.
A casa le cose cambiano, ma non si azzerano. Usare la moka o una macchina tradizionale riduce alcuni passaggi, ma restano l’energia per scaldare l’acqua, la produzione dell’apparecchio, la manutenzione. Il caffè a impatto zero non esiste, esiste semmai un modo più o meno pesante di consumarlo.

La differenza, alla fine, la fanno le abitudini. Usare gli stessi strumenti per anni, evitare sprechi, non buttare il caffè avanzato, scegliere confezioni meno inutili. Non sono gesti eroici e non sempre sono comodi, ma nel tempo cambiano il peso complessivo.
Questo riguarda tutti perché il caffè è uno dei prodotti più consumati al mondo. Proprio per questo il suo impatto non è teorico. Riguarda le filiere agricole, le città, i rifiuti, l’energia. Riguarda anche il portafoglio, perché quando si sprecano risorse i costi prima o poi arrivano anche a casa.
Non è un discorso lontano. È il bar sotto casa, è la cucina di ogni mattina, è quel gesto che sembra piccolo e invece si ripete milioni di volte.
Nessuno beve caffè per fare danni. Lo beviamo perché ci piace, perché ci sveglia, perché fa parte delle nostre giornate. Sapere cosa c’è dietro non serve a rinunciare, ma a scegliere meglio quando si può. A volte basta poco. Bere il caffè seduti invece che di corsa, usare sempre la stessa tazza, fermarsi un secondo in più. Non per essere impeccabili, ma per essere meno automatici. Perché anche i gesti più piccoli, quando diventano quotidiani, smettono di essere davvero piccoli.
