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Olio extravergine d’oliva: anno nero in Puglia, perdite fino all’85%

Olio extravergine d’oliva: anno nero in Puglia, perdite fino all’85%

Crollo della produzione di olio extravergine d'oliva in Puglia a causa del clima e della Xylella, preoccupazioni di Coldiretti per il rischio frodi.

Annata nera in Puglia per quanto riguarda la produzione di olio extravergine di oliva. Complice anche la crisi causata dal batterio Xylella fastidiosa, che ha provocato l’abbattimento di diversi alberi d’ulivo e in alcune aree l’azzeramento totale della produzione locale. Poco rassicurante il bilancio 2018/2019 che interessa l’oro giallo-verde pugliese, mentre cresce l’attenzione verso il possibile rischio frodi.

La produzione di olio extravergine d’oliva pugliese è stata messa in ginocchio da diversi fattori: climatici (le gelate di febbraio e i tornado di ottobre 2018) e batteriologici, ricordando l’invasione da parte della Xylella fastidiosa. Le perdite in termini produttivi vanno dal 65 fino all’85%. Un settore aggredito, proprio a causa di queste difficoltà, da una concorrenza spesso sleale secondo quanto ha denunciato Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia:

Con l’addio a 6 bottiglie di extravergine made in Italy su 10 sugli scaffali dei supermercati, per effetto di una delle peggiori campagne olivicole che io ricordi, sono aumentate, come era prevedibile in misura straordinaria le importazioni di olio. Non ci stiamo più.

Noi produttori pugliesi offriamo ai consumatori oli di eccezionale qualità, giudicati i migliori al mondo, stiamo affinando le tecniche di marketing, stiamo lavorando su packaging e immagine, stiamo dando lustro ad un settore esposto alle scorribande di chi non ama l’olivicoltura pugliese, non ama il territorio, non tiene alla cultura dell’olio, ma solo al lucro.

Il rischio secondo Coldiretti Puglia è che vengano immessi nel mercato italiano, spacciandoli poi per “Made in Italy”, oli provenienti perlopiù dalla Spagna (+83% rispetto al 2019) o dal Marocco (+1293%). Contro le frodi sul falso extravergine d’oliva italiano i coltivatori invitano a prestare attenzione soprattutto al prezzo di vendita, che se inferiore ai 7-8 euro al litro potrebbe nascondere un prodotto non di qualità.

Dal punto di vista strettamente legato alle frodi alimentari è importante intervenire con strumenti che limitino le possibili alterazioni in merito all’utilizzo nella ristorazione. A ribadirlo è David Granieri, presidente Unaprol:

È necessario rivedere e modificare il protocollo d’intesa presentato alle associazioni dal Ministero dello Sviluppo Economico e finalizzato a bloccare la vendita delle bottiglie di olio extravergine d’oliva dotate del tappo antirabbocco con biglia.

Come è noto, la legge 161/2014 prevede che nei pubblici esercizi l’olio debba essere presentato in contenitori etichettati e dotati del tappo antirabbocco in modo che il contenuto non possa essere modificato. Una norma, purtroppo in molti casi non rispettata, che mira a tutelare il consumatore dal rischio di frodi e a valorizzare le produzioni nazionali. È fondamentale avviare un programma straordinario di controlli che renda efficace ed effettivo l’obbligo previsto dalla legge.

I tentativi di manomissione di questo strumento e le conseguenti sofisticazioni del prodotto dimostrano la necessità di intervenire con tempestività. La pericolosità, infatti, nasce – conclude Granieri – solo al momento della manomissione del meccanismo di sicurezza ed è quindi legata a un uso improprio.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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