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Oleandro: cura della pianta e come si coltiva

Oleandro: cura della pianta e come si coltiva

Fonte immagine: Pixabay

L’Oleandro, Nerium Oleander, è grande protagonista dei giardini italiani, dove trova spazio e importanza grazie alla sua bellezza e alle poche cure richieste. Si tratta di una pianta che non ha grandi esigenze, a patto che la si coltivi in un ambiente adatto. È infatti poco tollerante al freddo, per cui in zone con frequenti gelate invernali, andrebbe tenuta in vaso e portata in casa a fine autunno.

Al Sud Italia e nelle regioni con clima temperato, è invece coltivato soprattutto in terra, mostrando una certa resistenza a temperature basse, ma non inferiori ai 5° C. Se nella zona dove abitiamo gli inverni sono miti, ci sarà gradito sapere che l’Oleandro non avrà problemi a crescere forte e sano. Ci regalerà in primavera le sue colorate fioriture e il suo fitto verde del fogliame.

Non è un caso che l’albero di oleandro trovi posto anche in parchi e verde urbano, specie nelle regioni del Mediterraneo. Le sue cure sono infatti ridotte ed essendo la pianta sensibile solo ad alcuni tipi di parassiti, come ragnetti rossi e cocciniglie, è semplice agire con insetticidi chimici o organici per debellarli facilmente.

Ma vediamo come curare la nostra pianta.

Oleandro in vaso

Oleandro
Fonte: Pixabay

Lo abbiamo detto e lo ribadiamo, la pianta di Oleandro si adatta sia a crescere in piena terra sia in vaso. Quest’ultima soluzione è da preferire in caso di climi invernali rigidi. In questo modo è possibile spostare il nostro esemplare in casa, evitando che le gelate notturne possano danneggiarlo.

Ma ci sono delle accortezze a cui fare attenzione per la crescita in vaso, in quanto l’Oleandro tende a svilupparsi velocemente in altezza e apparato radicale. Questo vuol dire che è importante scegliere un contenitore ampio e alto da subito, in modo che la pianta giovane possa trovare il giusto spazio per il suo sviluppo.

Sul fondo del vaso è essenziale posizionare uno strato generoso di argilla espansa, che eviterà i ristagni idrici in fase di annaffiatura, coprendo poi con un terriccio per piante fiorite. In linea di massima l’Oleandro non ha grandi esigenze per quanto riguarda il terreno e cresce bene anche in suoli poveri o sabbiosi, con pH che varia dall’acido al basico.

Ad ogni modo, al fine di favorire un buon attecchimento della pianta in fase di rinvaso, è preferibile mescolare la terra con un buon ammendante organico, come quelli a base di Leonardite. Tali prodotti servono infatti a migliorare la disponibilità dei nutrienti del suolo, ma anche la capacità delle radici di assorbire le sostanze minerali utili alla salute di ogni arbusto.

Dove posizionare un Oleandro in estate e inverno

Per quanto riguarda l’esposizione, ama la luce solare, quindi il vaso deve essere posizionato in una zona del balcone o del terrazzo soleggiata. Le irrigazioni dovranno essere regolari ma non abbondanti, in quanto la pianta non ha bisogno di grandi quantità d’acqua, senza contare che teme i ristagni idrici.

Come regola generale, bagniamo il suolo la mattina presto o la sera, verificando che il terreno non sia ancora umido dall’ultima annaffiatura.

A fine autunno, in caso di climi rigidi, la pianta va portata al chiuso, ma tenendo il vaso lontano da fonti di calore. Se viviamo in zone con climi temperati, possiamo tenere il nostro arbusto fuori, eventualmente pacciamando il terreno e coprendo le piante con uno strato di tessuto non tessuto.

Tali stratagemmi permettono di proteggere radici e rami dal freddo eccessivo e dalle gelate.

Quando piantare l’Oleandro in giardino: cura e manutenzione

Oleandro
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E dopo aver visto la cura dell’Oleandro in vaso, diamo un’occhiata anche alla crescita in piena terra, vedendo come curarlo in giardino. Il periodo migliore per il trapianto è senza dubbio la primavera, quando il rischio di gelate è minimo e la pianta trova quindi le temperature ideali per crescere forte e sana.

È buona regola interrarla in una zona del giardino dove abbiamo arricchito il terreno con un concime bilanciato, eventualmente anche usando un ammendante in caso di pH eccessivamente acido. Le irrigazioni dovranno essere regolari, più frequenti nel periodo di fioritura e quando il clima è torrido, ma è sempre importante non abbondare per evitare marciumi radicali.

A fine autunno inizio inverno, la pianta va potata, tagliando i rami danneggiati o malati, in modo da prepararla alla nuova crescita dei mesi successivi al riposo vegetativo. In ogni caso, se notiamo fiori o foglie marci o rovinati, eliminiamoli in qualunque periodo dell’anno, perché tendono ad assorbire nutrienti che invece servono alla crescita.

Riproduzione per talea

Che si coltivi in vaso o in terra, l’Oleandro si propaga per talea e l’operazione di taglio va effettuata in tarda primavera o inizio estate. Con forbici sterilizzate e indossando dei guanti, tagliamo dei segmenti apicali di ramo di circa 15 o 20cm, eliminando le foglie che si trovano nella parte inferiore dei rametti.

Le talee così ottenute possono essere messe in un vaso con acqua unita a polvere di ormone radicante, che favorisce la radicazione. Per velocizzare il processo, è possibile coprire con un telo di plastica per trattenere l’umidità. Il vaso deve essere tenuto in un luogo caldo fino a che non spuntano le radici.

Dopo si può mettere a dimora la talea, preferibilmente alloggiandola in un terriccio mescolato con il compost per favorire la crescita.

Malattie dell’Oleandro

Oleandro
Fonte: Pixabay

La pianta di Oleandro non è tra le più delicate, ma è comunque soggetta all’attacco di alcuni tipi di parassiti, che la possono danneggiare. Le cocciniglie sono tra questi, come anche ragnetti rossi e afidi, che tendono ad annidarsi sulle foglie e ad assorbire i nutrienti. In genere gli spray insetticidi a base di olio di Neem possono essere sufficienti per debellarli.

Ma la pianta può anche essere colpita da Septoriosi, che provoca delle macule sulle foglie di colore grigiastro e caduta repentina delle stesse. Di solito, ad inizio infezione fungina, basta eliminare le parti colpite tagliandole via, ma è possibile che sia necessario un trattamento più imponente, in genere a base di ossicloruro di rame.

Poi, occhio alla bella falena Daphnis nerii, anche detta Sfinge dell’Oleandro, che ama nutrirsi di questa pianta. In questo caso, non appena si nota un principio di infestazione, occorre eliminare uova e bruchi a mano per evitare che assorbano i nutrienti fogliari. In casi gravi, si può ricorrere a trattamenti con permetrina.

Cosa sapere prima di acquistare questa pianta

Oleandro
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La pianta di Oleandro ha un prezzo molto economico. In genere si parte dagli 8-10 euro per gli esemplari più piccoli, fino a 20 per quelli sopra il metro. Di certo i costi possono variare a seconda della cultivar. Ma anche la misura del vaso incide sulla spesa.

Se acquistiamo in vivaio, è importante verificare la salute della pianta e le esigenze specifiche della tipologia che andremo a comprare. Ci sono oleandri che hanno maggiore resistenza a certe malattie, altri che sono più adeguati a diventare siepi. Altri ancora si prestano meglio alla coltivazione in vaso o hanno periodi di fioritura differenti.

L’estetica è un fattore determinante, ma anche le caratteristiche della tipologia di pianta acquistata sono essenziali. In più, ricordiamoci che l’Oleandro è velenoso in ogni sua parte, in quanto contiene una sostanza tossica chiamata oleandrina, che può causare disturbi gastrici, cardiovascolari e respiratori se assunta.

Da rammentare, anche la linfa è irritante per gli occhi e la pelle e se ci stiamo chiedendo cosa succede se si tocca l’Oleandro, la risposta è semplice, può provocare arrossamento e prurito. Per questo, in fase di potatura è essenziale indossare i guanti, che tutelano la cute dalle sostanze irritanti di questa pianta velenosa.

In caso avessimo animali domestici, è preferibile scegliere specie diverse, in quanto l’ingestione di fiori o foglie di Oleandro può avere effetti letali. Da sapere, i sintomi da avvelenamento possono anche non essere immediati, ma esplicarsi a distanza di un giorno dal momento del consumo delle parti nocive.

In caso di salivazione copiosa e vomito da parte del nostro pet, chiamiamo subito il veterinario, manifestando la possibilità che abbia ingerito la pianta.

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