Monopattini elettrici, ecco chi li lancerà e come funzioneranno

Monopattini elettrici, ecco chi li lancerà e come funzioneranno

Fonte immagine: iStock

Lime, Helbiz, Flash: questi i tre operatori pronti a partire in attesa del decreto attuativo, una guida alla prossima mania della strada.

Nel giro di qualche mese, forse perfino di qualche settimana, le nostre (grandi) città verranno toccate da una nuova ondata di curiosi mezzi su due ruote: i monopattini elettrici. Ne sono stati venduti già 120mila, in Italia, ma vederli entrare nei network della condivisione sarà tutta un’altra cosa. Sperando che non facciano la fine (mestissima) dei servizi di bike sharing alla oBike o Goobeebike: meteore della (presunta) mobilità sostenibile che hanno lasciato sulle nostre strade montagne di carcasse che non si capisce chi debba smaltire.

Dunque, grazie a un emendamento incluso nell’ultima legge di bilancio, anche nel nostro Paese – accodandoci a una moda statunitense – ci si potrà lanciare in carreggiata con mezzi finora non contemplati dal Codice della strada: monopattini elettrici, appunto, hoverboard e segway. Vedremo oltre, tuttavia, qual è al momento il tassello mancante per il varo definitivo e in piena legalità di questi servizi. Prima, però, ecco una rassegna di quello che ci aspetta e di come funzionerà lo scooter sharing. Dove “scooter” sta, ovviamente, per monopattino.

Come funziona il noleggio

I mezzi si noleggiano con la solita applicazione dedicata, sbloccandoli per esempio tramite la scansione del codice QR sul manubrio o via smartphone. Non possono viaggiare oltre i 30 km/h, pesano poco – non oltre la dozzina di chili – e hanno 30 chilometri di autonomia. L’identikit è sostanzialmente simile per tutte le sigle pronte a partire in Italia. Si tratta di servizi in “free floating”, esattamente come Enjoy, Car2Go, Zig Zag, CityScoot oppure oBike tanto per citarne alcuni: prendi il mezzo, lo usi come e dove vuoi ma devi lasciarlo all’interno dell’area di copertura. Pena: sanzioni, blocchi dell’app e addebiti. Non si potranno noleggiare nelle ore notturne, più o meno dalle 21, quando i monopattini andranno in ricarica.

Un esempio di monopattino elettrico è quello offerto dallo Xiamo Mi, pieghevole con 30 chilometri di autonomia e velocità massima di 25 kmh. => Scoprilo su Amazon

Quanto costa il noleggio

La politica dei prezzi sarà, anche in questo caso, simile per tutti: un euro al momento del noleggio e, poi, 15 centesimi al minuto.

Chi è pronto a partire

Le sigle attive su scala internazionale sono molte. In Italia, invece, ne arriveranno in un primo momento tre. Helbiz, che di fatto ha già lanciato una fase di test a Milano, fondata nel 2017 a New York dal 31enne italiano Salvatore Palella e presente in quattro mercati internazionali. C’è poi l’americana Lime, che invece è ferma ai blocchi ma con i motori (elettrici) ben caldi, guidata in Italia da Marco Pao: ha appena ottenuto le autorizzazioni a Madrid, è presente a Bucarest, in Romania, e sta per sbarcare a Parigi. Infine una sigla sostanzialmente sconosciuta ma di cui GreenStyle può assicurare lo sbarco in Italia: la berlinese Flash. Guidata dall’ex fondatore del gruppo Delivery Hero Lukasz Gadowski insieme ad alcuni veterani di McKinsey e Uber, ha raccolto 55 milioni in uno dei più importanti round di finanziamento degli ultimi tempi. Il piano è lanciare decine di migliaia di monopattini elettrici nei primi tre mercati d’esordio: Francia, Spagna e, appunto, Italia nel corso della primavera dove stanno lavorando per partire in 20 comuni. Entro l’estate arriverà nel resto d’Europa. Al momento si è però limitata a due piccoli test a Zurigo e Lisbona.

Altro esempio di monopattino elettrico arriva dal Ninebot by Segway ES2, pieghevole con autonomia da 25 chilometri, velocità massima 25 kmh e peso pari a 12,5 kg. => Trovalo su Amazon

Gli altri operatori

La scena internazionale è ricchissima. Spin, per esempio, acquisita da un colosso come Ford per circa 100 milioni di dollari. Bird, fondata da un ex dipendente di Uber e Lyft, Travis VanderZander. Poi la stessa Uber e altri operatori più piccoli, europei, come l’altra berlinese Tier, la svedese Voi e l’olandese Dott, anch’essi protagonisti di ricchi round di finanziamento da decine di milioni di euro – 29 solo per la prima del trio, 50 per la seconda e 20 per la terza, insieme ai 55 di Flash fanno un bottino da oltre 150 milioni di euro – che li porteranno a espandersi nei prossimi mesi. Fra l’altro, dietro a Dott – che partirà anchessa da Parigi – ci sono due “sopravvissuti” della bolla del bike sharing: Maxim Romain ed Henri Moissinac già in forze ad OfoBike. Senza dimenticare Hive, già attiva a Lisbona. Il settore, insomma, è vivace e qualcuno lo stima già a diversi miliardi di euro di giro d’affari.

L’ultimo tassello italiano

Cosa manca, dunque, per il “pronti, via” definitivo? Mancano le regole vere e proprie. Se, infatti, la norma inserita nell’ultima legge di bilancio consente “sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini” occorre stabilire il perimetro di questa sperimentazione. Serve dunque un decreto attuativo che dovrebbe arrivare a breve e che conterrà le specifiche: dove si potrà circolare, chi potrà noleggiare i monopattini, indicherà se si trova indossare il casco e così via. Dovrà insomma fornire il quadro generale in base al quale le diverse amministrazioni comunali potranno stipulare le convenzioni di dettaglio con i diversi operatori, informalmente in molti casi già pronte. Senza quel decreto, i servizi di scooter sharing rimangono nella sostanza in un limbo, al confine fra la legalità certificata dalla legge di bilancio e la mancanza di norme di dettaglio su come e dove sfrecciare.

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