Greenstyle Sostenibilità Energia Minieolico: 5 cose da sapere sugli impianti domestici

Minieolico: 5 cose da sapere sugli impianti domestici

Il minieolico è sempre più diffuso a livello domestico, per l'autoproduzione di energia rinnovabile completamente pulita. Sfruttando la forza del vento, questi impianti possono garantire una potenza nominale da 1 a 20 kW, garantendo così una buona autonomia per singola unità familiare, soprattutto se associata a sistemi di storage. Sono diverse le tipologie di turbine che si possono installare e, in genere, la quantità di energia prodotta è simile a quella del fotovoltaico domestico.

Minieolico: 5 cose da sapere sugli impianti domestici

Fonte immagine: Tobi Kellner via Wikimedia

Il minieolico rappresenta una fonte di autoproduzione di energia sempre più richiesta a livello domestico, per la sua versatilità e la possibilità di installazione congiunta con altri sistemi, come un impianto fotovoltaico. Grazie alla forza del vento, il minieolico produce energia che può essere sfruttata immediatamente o, ancora, immagazzinata in soluzioni d’accumulo. Ma cosa sapere sugli impianti domestici?

Così come accade per il fotovoltaico, anche il minieolico è una fonte di energia completamente rinnovabile. L’installazione a livello domestico dipende dalla tipologia di abitazione in cui ci si trova – senza particolari vincoli nelle case unifamiliari, più complessa nei condomini – e soprattutto dalla zona. Per l’Italia, le zone con la resa maggiore sono l’arco dolomitico e il sud d’Italia, nonché le isole come Sardegna e Sicilia.

Come facile intuire, affinché si possa produrre energia sufficiente ai propri bisogni, bisognerà vivere in luoghi mediamente ventosi. Di seguito, tutte le informazioni utili.

Minieolico e microeolico: definizioni e differenze

Il primo elemento utile da sapere è, naturalmente, cosa sia il minieolico e quale differenza vi sia con il microeolico. Per minieolico si intendono tutti quei sistemi di produzione di energia sfruttando la forza del vendo, tramite rotori e generatori collegati a pale. Il funzionamento è il medesimo delle grandi pale eoliche che si scorgono spesso lungo il paesaggio, con la sola differenza delle dimensioni e della potenza più contenute, affinché l’impianto sia adatto al tetto o al giardino di casa.

In linea generale si distingue tra:

  • minieolico: sistemi a turbina di potenza massima pari a 20 kW;
  • microeolico: sistemi a turbina di potenza massima pari a 1 kW.

Esattamente come accade per il fotovoltaico, anche per il minieolico si tende a installare una potenza nominale maggiore rispetto a quella effettivamente necessaria, ad esempio di 6 KW anziché 3. Questo perché la produzione non è continua e, ancora, poiché un impianto sufficientemente dimensionato permette di sfruttare l’energia prodotta e, contemporaneamente, di ricaricare i sistemi di accumulo.

Pale e posizionamento dell’eolico domestico

Minieolico domestico
Fonte: Public Domain via Wikimedia

Il secondo elemento da prendere in considerazione, invece, è relativo alle tipologie di impianti oggi disponibili. Se ne distinguono sostanzialmente due grandi gruppi:

  • impianti ad asse verticale: sono le più diffuse e sfruttano lo stesso principio di funzionamento dei mulini a vento;
  • impianti ad asse orizzontale: sono sempre più richieste poiché possono sfruttare il vento in più direzioni e, fatto non meno importante, hanno possono avere dimensioni minori.

Quanta energia produce il minieolico

Naturalmente, il terzo fattore da prendere in considerazione è la quantità di energia che il minieolico è in grado di produrre. In linea generale, così come già accennato, gli impianti disponibili a livello domestico arrivano fino a 20 kW, con installazione tipiche tra 1 e 6 kW. Ma esistono anche configurazioni più piccole, fino a 800 watt, che possono essere predisposte ad esempio sul balcone, al semplice scopo di calmierare la bolletta elettrica.

È tuttavia necessario sottolineare che la potenza nominale dell’impianto difficilmente corrisponderà all’energia effettivamente prodotta, per diverse ragioni. Innanzitutto, la produzione non è continua nel tempo: il minieolico ha bisogno di un vento di velocità almeno di 5/6 metri al secondo per potersi attivare, di conseguenza nelle giornate praticamente prive di vento non si produrrà energia. Dopodiché, l’intensità del vento cambia anche repentinamente, di conseguenza durante la giornata si avrà un’alternanza di picchi di produzione e di inattività. Per questa ragione, se l’obiettivo è rendersi indipendenti dalla rete di fornitura dell’energia elettrica, è quanto mai indispensabile abbinare all’eolico domestico anche un sistema di storage a batteria.

Quanto costa l’eolico domestico

Turbina minieolica
Fonte: Toby Kellner via Wikimedia

I prezzi degli impianti eolici domestici variano molto, a seconda della tipologia di turbine installate, dalla potenza e dalla complessità della stessa installazione.

Un impianto chiavi in mano – quindi comprensivo della turbina, dell’installazione, della posa dei cavi e del necessario inverter – può richiedere tra i 2.000 e i 7.000 euro, per potenze tra 1 e i 6 kW. Se si vuole aggiungere un sistema di accumulo, bisognerà sommare alla spesa qualche migliaio di euro aggiuntivo. Tuttavia, è utile sapere che anche il minieolico può rientrare fra gli incentivi ciclicamente previsti per l’efficientamento energetico degli edifici.

Quanto dura un impianto minieolico

Infine, è utile valutare anche la durata di un impianto minieolico. Rispetto ad altre fonti di produzione, come il fotovoltaico, la manutenzione può essere maggiore, data la presenza di parti meccaniche in movimento. Le pale si possono rompere a causa degli agenti atmosferici o, ancora, la turbina può necessitare ciclicamente di interventi tecnici.

Nonostante questo, gli impianti eolici domestici possono durare anche 20 anni senza grossi intoppi, con un grande risparmio sia in termini di spesa energetica che, fatto di certo da non sottovalutare, di emissioni climalteranti.

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Bioraffinerie: cosa sono e come funzionano
Energia

Le bioraffinerie sono sempre più protagoniste dello sviluppo sostenibile. Grazie a questi impianti, infatti, gli scarti vegetali e le biomasse vengono trasformati in combustibili biologici e altri prodotti, in un sistema di economia circolare a basso impatto ambientale. Queste strutture recuperano infatti i rifiuti di altri settori, come l’agricoltura o l’allevamento, e li trasformano in soluzioni efficienti e alternative ai combustibili fossili.