Mascherine, oceani al collasso: 129 miliardi di rifiuti al mese

Mascherine, oceani al collasso: 129 miliardi di rifiuti al mese

Fonte immagine: Unsplash

Mascherine, oceani al collasso: ogni mese si buttano 129 miliardi di dispostivi di protezione, 1.5 già sulle coste degli Stati Uniti.

Le mascherine non correttamente smaltite rischiano di determinare il collasso degli oceani, con una mole aggiuntiva di plastica pronta a soffocare specie animali e impedire la crescita di quelle vegetali. È quello che emerge da una rilevazione condotta negli Stati Uniti, dove si stimano quantità pari a 1.5 miliardi di dispositivi di protezione gettati in mare sia sulle coste dell’Atlantico e del Pacifico.

Eppure il numero reale potrebbe essere addirittura più elevato, così come rivela uno studio dell’Università della Danimarca Meridionale. Nel mondo vengono infatti gettati 129 miliardi di mascherine ogni mese e, purtroppo, solo una ridotta parte di queste è smaltita correttamente.

Mascherine e oceani, una minaccia sempre più grave

Le mascherine rappresentano dei dispositivi irrinunciabili per gestire l’attuale pandemia da coronavirus e, se recuperate in modo corretto, possono essere smaltite senza grandi intoppi per l’ambiente. Eppure la maggior parte della popolazione mondiale non sembra seguire i consigli degli esperti e così, anziché permetterne il completo recupero, questi dispositivi affollano le aree naturali.

Abbandonate su strade, prati e boschi, questi DPI vengono trasportati da vento e pioggia nei canali di scarico, per poi raggiungere i corsi d’acqua principali e il mare. Una volta finite in acqua, impiegano secoli a decomporsi. Qui vengono ingoiate da numerosi animali marini, come le tartarughe, che le scambiano per meduse. Altre specie rimangono incastrate nelle cordicelle per il fissaggio sul volto, come nel caso degli uccell pescatori. Ma non è tutto, poiché le mascherine formano un vero e proprio tappeto sulla superficie dell’acqua, tale da filtrare i raggi solari e impedire la corretta crescita della vegetazione marina.

Un recente monitoraggio di Surfrider Foundation sulle spiagge di Miami ha confermato come mascherine e guanti abbiano ormai largamente superato i rifiuti più “classici” sulle spiagge, come contenitori in plastica e bicchieri. Così ha spiegato Seth Bloomgarden, a capo dell’associazione:

La pandemia è stata terribile su tutti i fronti e incoraggiamo fortemente le persone a continuare a indossare mascherine. Ma nel farlo, serve più impegno sul fronte della responsabilità. Vediamo sempre più maschere abbandonate sulla spiaggia, sulle strade, nei parchi. È un grande problema.

A oggi potrebbero essere già 1.5 i miliardi di DPI presenti nelle acque delle coste statunitensi, pari a 6.500 tonnellate di plastica aggiuntiva finite nei mari. La stima è conservativa, considerando come ogni mese sul Pianeta si gettino 129 miliardi di mascherine, di cui solo una piccola parte viene recuperata.

A preoccupare non solo la plastica, considerando come questi dispositivi impieghino grandi quantità di PPE, ma anche la contaminazione che ne può derivare. Le mascherine sono infatti sottoposte a speciali trattamenti chimici che, per quanto innocui una volta indossate sul volto, possono invece inquinare le acque.

È quindi sempre necessario smaltire correttamente tutti i dispositivi di protezione individuale. Anche accertandosi che, in caso si utilizzino punti di raccolta pubblici, il cestino sia dotato di coperchio. Poiché leggerissime, le mascherine raccolte in bidoni senza coperchio vengono spesso sollevate dal vento e trasportate altrove.

Fonte: NBC

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