Greenstyle Ambiente Animali Il Lipote, il delfino di acqua dolce estinto

Il Lipote, il delfino di acqua dolce estinto

Piccolo, un po' buffo e tozzo, dal muso stretto e affusolato: il Lipote è un singolare delfino di acqua dolce che, secondo i dati, sarebbe estinto dal 2006.

Il Lipote, il delfino di acqua dolce estinto

Il Lipotes vexillifer, o Lipote, è un delfino considerato ormai estinto dal 2000-2006: tipico della zona cinese del fiume Azzurro, è un animale di acqua dolce. Il suo nome in cinese è baiji e, nonostante sia scomparso, in molti sostengono di averlo avvistato nel 2007, ma anche recentemente sempre in una tratta dello stesso fiume della Cina orientale. Noto anche come la dea del fiume, questo piccolo mammifero, grande quanto un uomo, possiede una corporatura simile ai suoi parenti più prossimi ma leggermente più tozza. La parte anteriore è meno affusolata di quella del delfino classico, il muso – o rostro – è lungo e stretto. Gli occhi sono piccoli e quasi ciechi, con una colorazione del manto liscio che appare chiara da lontana, ma più grigio-bluastra da vicino con sfumature più luminose sul ventre.

Il delfino di fiume ama la vita notturna, è un individuo timido e riservato che rifugge il contatto umano e il caos. Preferisce la tranquillità della notte, vive in branchi molto piccoli oppure gira in solitaria. Gli ultimi avvistamenti lo davano presente nelle zone delle confluenze dei fiumi, oppure accanto agli sbarramenti di sabbia. Il censimento effettuato nel 2006 da una spedizione scientifica ne ha però decretato l’estinzione, risalendo il fiume non è stato per loro possibile individuare anche un solo individuo. Il corso d’acqua, ancora oggi, è popolato da altri esemplari e dai cetacei neofocene, molto più sociali e fiduciosi nei confronti dell’uomo.

Estinzione e cause

Delfino rosa
Fonte: Pink Dolphin swimming in the sea via Shutterstock

A condannare all’estinzione quasi certa questi delfini di fiume è stato come sempre l’uomo, che ne ha decretato un rapido e doloroso declino. L’inquinamento delle acque causato dalla presenza di molte industrie chimiche lungo il fiume Azzurro, una pesca indiscriminata con cattura involontaria dell’animale e scontri con le imbarcazioni, sono le cause principali della sua sparizione. Oltre all’incombente presenza della Diga delle Tre Gole, che ha bloccato il passaggio di molti esemplari, isolandoli e rendendo difficile l’approvvigionamento di cibo e la riproduzione. A quanto pare, secondo i dati più noti, il Lipote sarebbe stato il primo mammifero marino a estinguersi negli anni cinquanta. Nel 1998 gli esemplari ancora presenti risultavano essere solo sette, ma la scomparsa è giunta inesorabile in concomitanza con la morte dell’unico esemplare in cattività.

Il ricercatore Song Qi sembra però aver interrotto questa assenza, dichiarando di aver intercettato un esemplare nell’ottobre del 2016. Una spedizione messa in atto per verificare l’eventuale presenza del mammifero pare abbia portato all’individuazione di un Lipote solitario. La particolarità con cui l’esemplare è balzato fuori dall’acqua, la sua singolare fisionomia, fanno propendere verso l’avvistamento certo e quasi sicuro. Confermato anche dai molti testimoni presenti sul posto, tanti pescatori della zona oltre ai membri della missione. Non è stato possibile immortalarlo in modo definitivo, e lo stesso Song Qui è un ricercatore alle prime armi. Per questo il biologo conservazionista Steven Turvey, della Zoological Society di Londra, ha bloccato subito gli entusiasmi. Per determinare la veridicità della reale presenza del Lipote sarebbe importante poter fornire una documentazione sicura, definitiva ed evidente. Le ricerche continueranno, nella speranza di un dato completo. Ma il tam tam attivato ha permesso che anche le neofocene, prossime all’estinzione, ottenessero la giusta attenzione nei loro confronti.

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Specie migratorie a rischio, sono fondamentali per il pianeta
Animali

Sono tante le specie migratorie a rischio di estinzione e questo potrebbe avere conseguenze devastanti sul nostro pianeta. Purtroppo proteggere questi animali non è semplici, proprio per la natura stessa della migrazione. C’è una Convenzione, siglata 40 anni fa da molti Paesi del mondo, che pone delle linee guida, che non sempre vengono rispettate. Come sempre, sono le attività umane a mettere a rischio la sopravvivenza di tanti animali migratori.