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Fusione fredda, arriva Athanor il reattore ideato da una scuola romana

Fusione fredda, arriva Athanor il reattore ideato da una scuola romana

Brevettato in Italia un nuovo reattore a fusione fredda che sarebbe stato sviluppato in una scuola della Capitale. Parla uno dei responsabili del progetto.

Parliamo ancora di Fusione Fredda a partire da un articolo di Daniele Passerini, ma per una volta il protagonista non è né l’E-Cat né suoi emuli. Da quando Andrea Rossi ha cominciato ad annunciare i suoi (presunti) successi, il tema LENR è tornato di moda e si sono moltiplicate le voci di progetti simili o proprio fotocopia (vedere alla voce Defkalion).

La pila di cui parliamo oggi, però, pur essendo di fatto un altro reattore a fusione fredda, sembra funzionare in maniera diversa. Stiamo parlando del progetto Athanor, portato avanti da un nucleo di professori dell’Istituto d’Istruzione Superiore Leopoldo Pirelli di Roma insieme con i propri alunni. Sì, avete capito bene: un comune istituto professionale di stanza nella Capitale.

Sorprendente, ma non troppo visto l’evidente successo mediatico di Rossi, Defkalion e altri. Contattato da Passerini, uno dei protagonisti della storia, l’ingegner Ugo Abundo ha così descritto la propria creatura:

Le accenno che si tratta di un reattore elettrolitico (tipo Mizuno, Iorio), ma con la fondamentale differenza che impiega nanopolveri libere, non trattate né fissate su supporti, che siamo riusciti a confinare e ad accendere in un reattore totalmente innovativo a letto fluido.

Ma soprattutto ha spiegato di aver già fatto domanda di brevetto, in modo di poter donare alla comunità l’invenzione:

L’aver brevettato è funzionale alla più aperta circolazione, ora, sia dei piani costruttivi, che delle prove e delle interpretazioni, nell’ottica di poter condividere le informazioni senza timore che il lettore brevetti lui ciò che gli abbiamo comunicato noi, e successivamente impedisca a noi e agli altri di proseguire in direzioni promettenti.

In altre parole, il desiderio sembra simile a quello di Chan e del suo E-Cat open source. Proprio per questo motivo, in un nuovo post, Passerini ha potuto copiare le istruzioni per la costruzione di una pila nei propri laboratori. Quindi, fermo restando che dovete essere dei professionisti del settore, potete anche farci un pensierino e realizzare il vostro reattore nucleare LENR in casa.

Dal sito dell’istituto apprendiamo come lo scorso 19 aprile il progetto sia stato già presentato pubblicamente. In quella sede sono state evidenziate anche le basi di partenza teoriche e le possibili applicazioni tecniche, anche se per chi ha un po’ di dimestichezza con l’argomento potrebbero sembrare scontate:

La base teorica dell’intero esperimento sono gli studi di Fleischmann e Pons i quali ipotizzarono reazioni nucleari di fusione che non necessitassero dei 10 milioni di gradi che servono per realizzarle, gettando le basi degli studi su una fonte illimitata di energia.

Il prof. Abundo ha poi mostrato in laboratorio l’accensione “live” di un reattore, spiegando che le rese ottenute sono superiori al 400%, cioè esse permettono di ipotizzare che 100 unità di energia elettrica ne producano 400 termiche di tipo meno pregiato impiegabile per alimentare funzioni come la produzione di acqua calda sanitaria e gli impianti di riscaldamento.

Insomma, sulla carta sembrerebbe un progetto davvero interessante, potenzialmente equiparabile al tanto discusso E-Cat. Vi terremo informati per ulteriori novità.

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