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Fukushima, acqua radioattiva: autorizzato il rilascio in mare

Fukushima, l'acqua radioattiva sarà rilasciata in mare: il governo di Tokyo ha autorizzato lo smaltimento nel Pacifico, monta la protesta.

Fukushima, acqua radioattiva: autorizzato il rilascio in mare

Fonte immagine: kantei.go.jp via Wikimedia

Fukushima, l’acqua radioattiva finirà in mare. Il governo giapponese ha deciso di acconsentire al rilascio nel Pacifico dell’acqua radioattiva conservata sul sito del disastro nucleare, nonostante le forti proteste dei pescatori locali e di numerose associazioni ambientaliste mondiali. Si comincia fra due anni, ma i gruppi di tutela sono pronti a dare battaglia affinché la decisione venga rivista.

A confermare le intenzioni del governo è lo stesso premier Yoshihide Suga, in un comunicato pubblico reso noto nella giornata di ieri. Diverse associazioni internazionali avevano chiesto di attendere ancora qualche anno, affinché gli isotopi rilevati nell’acqua potessero diventare meno pericolosi.

L’acqua di Fukushima in mare

Sono passati 10 anni dal disastro nucleare di Fukushima e, sin dai primi istanti della gestione per il danneggiato impianto di Fukushima-Daiichi, sono state impiegate grandi quantità d’acqua per raffreddare il nucleo radioattivo della centrale. Oggi nei pressi della struttura sono conservate più di 1.25 milioni di tonnellate di liquido radioattivo, all’interno di apposite cisterne a tenuta stagna.

Quest’acqua è ricca di trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Si tratta di un elemento che normalmente viene rilevato nelle acque oceaniche, sia per ragioni naturali che come prodotto delle attività delle centrali nucleari in tutto il mondo, ma i livelli sono di norma abbondantemente sotto controllo. Le associazioni ambientaliste temono che, con il rilascio in mare delle acque radioattive di Fukushima, le concentrazioni possano aumentare sensibilmente con danni alla biodiversità marina locale.

La Cina e la Corea del Sud da tempo hanno espresso parere negativo allo sversamento in mare delle acque contaminate giapponesi. E dello stesso avviso sono anche i pescatori locali, i quali hanno già subito ingenti danni economici dall’incidente nucleare e ora temono che le loro attività possano subire un ulteriore stop, dopo una ripresa lenta e faticosa.

L’Aiea – l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – non ha espresso un parere negativo sul rilascio nel Pacifico dell’acqua carica di trizio, purché dopo opportuno filtraggio con sistemi avanzati ALPS. La divisione tedesca di Greenpeace aveva invece suggerito di conservare le acque fino al 2035, quando la maggior parte degli isotopi di trizio risulteranno decaduti. In accordo con il Ministro dell’Industria Hiroshi Kajiyama, il Giappone ha tuttavia deciso di cominciare le operazioni tra la fine del 2022 e il 2023.

Fonte: TGCom24

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