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Coronavirus: in futuro nuove malattie da animali in scarse condizioni igieniche

Coronavirus: in futuro nuove malattie da animali in scarse condizioni igieniche

Fonte immagine: Ventz via iStock

Senza un cambio di rotta sulla tutela e sulla custodia degli animali, potrebbero apparire nuove epidemie oltre al recente coronavirus.

Il coronavirus 2019-nCoV potrebbe rappresentare solo una delle tante malattie che l’uomo si troverà a fronteggiare in futuro, in assenza di un cambio di rotta sulle modalità di accudimento e tutela degli animali selvatici. È il parere espresso da alcuni esperti nelle ultime ore, in merito alla sempre più preoccupante diffusione del coronavirus di Wuhan: alcune delle più gravi e recenti epidemie avrebbero infatti avuto origine da animali custoditi in condizioni igieniche davvero precarie.

La correlazione tra epidemie umane e animali non è così rara come si potrebbe ritenere. Così come riporta BBC, spesso si tratta di sindromi influenzali – come l’influenza suina apparsa per la prima volta nel 2009 o la ben più preoccupante aviaria, del triennio 2004-07 – tuttavia non mancano casi di infezioni ben più gravi. È il caso della SARS del 2002-2003, originata presumibilmente dai pipistrelli, dell’epidemia di Ebola in Africa e proprio del recente caso del coronavirus di Wuhan.

Nel mirino degli esperti vi finiscono i cosiddetti “wet market”, i tipici mercati asiatici – diffusi soprattutto in Cina – dove vengono quotidianamente venduti animali selvatici vivi. Gli esemplari sono solitamente custoditi in piccole gabbie, in situazioni di estremo sovraffollamento, sovente feriti o malati, nonché ammassati senza il rispetto di basiche norme di igiene. Una condizione che non può far altro che portare alla moltiplicazioni di batteri e virus: questi ultimi, passando da un ospite animale all’altro, evolvono fino a fare il salto di specie, colpendo l’uomo. Così come sottolineato da David Quammen, giornalista scientifico per il New York Times, il coronavirus 2019-nCoV, la SARS e le influenze aviarie H7N9 e H5N9 sono tutti validi esempi del peso di questi “wet market” sulla salute umana. Uno studio pubblicato nel 2018 su Infection Control Today ha confermato come le zoonosi siano in aumento negli ultimi anni, tanto che il 75% di tutte le infezioni epidemiche degli ultimi 20 anni proverebbero proprio da animali.

In una nota pubblicata questa settimana, la Wildlife Conservation Society ha espresso grande preoccupazione per l’esistenza di simili mercati:

Gli scarsamente regolati mercati di animali vivi, uniti al traffico illegale di esemplari selvatici, offre un’opportunità unica ai virus per saltare dall’ospite animale alla popolazione umana.

A pesare sulla diffusione dei nuovi virus vi sono, poi, dei fattori intervenienti. Primo fra tutti la globalizzazione, un fenomeno che porta a una più rapida circolazione delle persone su scala mondiale, aumentando quindi la possibilità che i nuovi virus vengano trasferiti anche in luoghi molto distanti dai Paesi d’origine. Poi, i cambiamenti climatici in corso: un aumento delle temperature a livello planetario potrebbe fornire un ambiente maggiormente favorevole per la proliferazione di alcuni agenti infettivi. Così ha spiegato Eric Toner, un ricercatore del Johns Hopkins Center for Health Security:

Le malattie infettive continueranno a emergere e a riemergere. Credo sia una caratteristica del mondo in cui viviamo ora. Siamo in un’era di epidemie a causa della globalizzazione, a causa della nostra invasione degli ambienti naturali.

Nell’immediato, è possibile agire proprio limitando quei “wet market” che, ormai ripetutamente, rappresentano la fonte di nuove infezioni. In merito al caso di Wuhan, le autorità cinesi hanno disposto il divieto temporaneo alla vendita di selvaggina viva, in particolare in questo tipo di mercati. Un gruppo di scienziati internazionali, così come annunciato in un precedente aggiornamento, ha però richiesto che questo divieto venga reso perenne, proprio per ridurre le chances della comparsa di nuovi virus. In altre parole, per evitare pericolose malattie sembra essere necessario ripensare sin da subito il rapporto dell’uomo con gli animali, in un’ottica di maggior tutela, igiene e conservazione.

Fonte: BusinessInsider

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