Coronavirus: dal vino rosso una possibile cura al Covid-19

Coronavirus: dal vino rosso una possibile cura al Covid-19

Una molecola contenuta nel vino rosso potrebbe aiutare a fermare la replicazione del Coronavirus, a sostenerlo diversi studi inclusa una ricerca italiana.

Una sostanza contenuta nel vino rosso potrebbe aiutare a contrastare il Coronavirus. Secondo uno studio internazionale pubblicato a febbraio il resveratrolo rappresenterebbe un rimedio naturale per bloccare la replicazione del virus Mers. Quest’ultimo risulterebbe un “parente stretto” del SARS-Cov-2, responsabile delle polmoniti da Covid-19.

Diverse le molecole testate all’interno dello studio “Therapeutic options for the 2019 novel Coronavirus (2019-nCoV)” condotto dal Prof. Guandgi Li, Dipartimento di Epidemiologia e Statistiche della Salute presso la Xiangya School of Public Health della Central South University di Changsha (Cina) e dal Prof. Erik De Clercq della KU Leuven (Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio). Tra queste figura appunto il resveratrolo, sul quale si è focalizzata una nuova ricerca condotta dall’Università Federico II di Napoli.

Diretta dal Prof. Ettore Novellino, Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, la ricerca ha testato un protocollo messo a punto dallo stesso Novellino. Trattamento che richiede quantità importanti di resveratrolo, superiori a quelle normalmente presenti nel vino. Per ovviare a questo problema il ricercatore ha impiegato delle compresse, da lui stesso sintetizzate nel 2018, contenenti elevate quantità del fenolo ricavate dalle vinacce del Taurasi: la scelta è stata dettata dalla presenza di maltodestrine utili a stimolarne l’assorbimento da parte dell’organismo.

Test sul resveratrolo sono stati condotti anche dal Dott. Alessandro Sanduzzi Zamparelli, direttore del Dipartimento di Pneumologia dell’Ospedale Monaldi, che lo ha somministrato per via aerosol ad alcuni pazienti. Incoraggianti secondo il medico i risultati ottenuti, soprattutto per quel che riguarda il controllo della fase infiammatoria innescata dal Coronavirus. Per entrambe le soluzioni sarà l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) a dover fornire il definitivo via libera.

Fonte: Nature

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