Greenstyle Ambiente Cambiamenti Climatici Cop28 a Dubai, cos’è e cosa è successo nei primi giorni della Conferenza delle Nazioni Unite

Cop28 a Dubai, cos’è e cosa è successo nei primi giorni della Conferenza delle Nazioni Unite

Cos'è la Cop28 in corso a Dubai e cosa è successo nelle prime giornate di incontri, conferenze e dichiarazioni negli Emirati Arabi Uniti.

Cop28 a Dubai, cos’è e cosa è successo nei primi giorni della Conferenza delle Nazioni Unite

Manca ancora qualche giorno alla conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023, meglio nota come Cop28, partita lo scorso 30 novembre all’Expo City di Dubai sotto la presidenza degli Emirati Arabi Uniti. È ancora prematuro provare a fare un bilancio degli impegni presi dai partecipanti, ma se il buongiorno si vede dal mattino sarà difficile che l’evento si concluda con impegni vincolanti per i governi dei Paesi partecipanti.

Il discorso di Antonio Guterres

Le prime giornate della XXVIII Conferenza delle Parti dell’UNFCCC sono state caratterizzate dai discorsi dei leader dei 133 capi di stato che prendono parte all’evento, da quelli dei piccoli paesi danneggiati dai cambiamenti climatici a quelli dei più grandi, dai Paesi dell’UE agli Stati Uniti, passando per Cina e Brasile.

Il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres è stato chiaro e conciso: “Proteggere il nostro clima è la più grande prova di leadership a livello mondiale. Il destino dell’umanità è in bilico. Non possiamo salvare un pianeta in fiamme con un idrante di combustibili fossili. Dobbiamo accelerare una transizione giusta ed equa verso le energie rinnovabili. La scienza è chiara: il limite di 1,5 gradi è possibile solo se alla fine smetteremo di bruciare tutti i combustibili fossili. Non ridurre. Non diminuire. Eliminazione graduale, con un calendario chiaro“.

Loss and damage, 100 milioni dall’Italia

Tra le prime conferme di questa Cop28 c’è stata quella legata al fondo per gli indennizzi a fronte delle perdite e dei danni patiti dai Paesi più vulnerabili della Terra a causa dei cambiamenti climatici, deciso in occasione della Cop27 di Sharm el-Sheik che si è tenuta nel novembre dello scorso anno. 134 Paesi del Mondo, Italia inclusa, si sono impegnati a includere per la prima volta l’alimentazione e l’agricoltura nei piani climatici nazionali e a incrementare i finanziamenti.

Il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, nel suo intervento alla sessione plenaria “High-Level Segment for Heads of State and Government”, ha annunciato il contributo italiano di 100 milioni di euro, la stessa cifra promessa dalla Francia e più di quanto messo in conto da Germania ed Emirati Arabi Uniti:

Continueremo a sostenere il Green Climate Fund anche nel prossimo ciclo e, come ho già annunciato ieri, contribuiremo con 100 milioni di euro al nuovo loss and damage fund, fortemente voluto dalla Presidenza emiratina. E tutte queste priorità saranno anche al centro della Presidenza italiana del G7, nel 2024.

L’impegno per gli impianti rinnovabili alla Cop28

118 nazioni hanno anche sottoscritto un documento con cui si impegnano a triplicare la potenza installata di impianti che sfruttano fonti rinnovabili, ma all’appello sono mancati i grandi Paesi produttori e consumatori di fonti fossili, dalla Russia alla Cina, passando per l’Iran.

Le parole dell’emiro Al Jaber

A far discutere, e scatenare qualche tensione, sono state le parole dell’emiro Al Jaber, il presidente della Conferenza sul Clima. Non una dichiarazione pubblica, ma un audio rubato nel corso di una sessione dei lavori in cui il petroliere emiratino ha ammesso senza mezzi termini che “l’addio a carbone, greggio e gas riporterebbe il mondo delle caverne”.

Secondo l’emiro “nessuna scienza dimostra che un’uscita dai combustibili fossili è necessaria per limitare il riscaldamento globale a un grado e mezzo sopra i livelli pre-industriali”. Parole forti che hanno provocato un vero e proprio scandalo durante la quarta giornata di lavori, con la comunità scientifica che ha parlato di “negazionismo climatico” e chiesto a gran voce le dimissioni di Ahmed Al Jaber. La replica del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres non si è fatta attendere: “Sono affermazioni preoccupanti e sull’orlo del negazionismo”.

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