Cellulite: combatterla con il metodo di cottura dei cibi

Cellulite: combatterla con il metodo di cottura dei cibi

La cellulite si può combattere anche ai fornelli. Secondo alcuni esperti del settore la cottura dei cibi sarebbe un elemento chiave per la prevenzione.

Combattere la cellulite prima di sedersi a tavola. Le indicazioni arrivano dall’Università di Bologna e puntano il dito contro gli Ages (Advanced glycation end products), sostanze che si generano con la cottura e che possono indurre l’antiestetica patologia. Non soltanto la ritenzione idrica come possibile causa della formazione di pannicolopatia edematofibrosclerotica (il suo termine medico) quindi, ma anche la preparazione dei propri cibi.

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A discutere delle possibili implicazioni della cottura nella formazione della cellulite esperti del settore riunitisi a Roma per il 34° Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME). Sarebbero proprio le fase preparatorie dei pasti a influire in misura netta sulla formazione degli Ages (Advanced glycation end products), sostanze prodotte dall’unione tra proteine e glucosio che portano poi allo sviluppo della patologia, responsabili anche dell’insorgenza delle rughe.

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Durante il convegno è stato sottolineato come cibi ricchi di queste sostanze siano la pasta, la crosta del pane bianco, il latte a lunga conservazione UHT (o fresco se sottoposto a bollitura), la carne arrosto o alla brace, le torte cotte in forno. A queste si aggiungerebbero anche le bevande “light” e i dolcificanti. Basse quantità assicurerebbero invece verdure, latte fresco pastorizzato, gli alimenti cotti a fuoco basso o al vapore. Secondo quanto ha riferito il chirurgo plastico che ha presieduto l’incontro, il Dr. Emanuele Bartoletti:

Le scelte alimentari contribuiscono alla distribuzione del grasso in alcune aree del corpo e influenzano la struttura stessa dei tessuti, modificando la dieta si incide direttamente sulla qualità della pelle.

Invita a una maggiore attenzione verso le proprie scelte a tavola anche il Dr. Luigi Rossi, che spiega meglio i rischi connessi con la presenza di Ages negli alimenti una volta superata una certa età:

Il rischio aumenta del 13% introducendo un milione di unità Age al giorno, in pratica l’equivalente di una fetta di torta o a 150 grammi di frittura o a 200 grammi di carne alla brace. Le conseguenze dell’accumulo di Ages nell’organismo non si vedono da giovani, ma cominciano a farsi sentire dopo i 35 anni.

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