La ricerca scientifica sull’impatto ambientale e sanitario del fracking prosegue spedita negli Stati Uniti, evidenziando nuovi rischi della fratturazione idraulica. Due studi pubblicati di recente hanno ad esempio scoperto che alcune sostanze organiche contenute nei fluidi idraulici, impiegati dall’industria dello shale gas, possono rappresentare un pericolo per le falde acquifere. Un altro studio, realizzato da un’équipe di ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, si è invece concentrato sull’inquinamento da radon nelle case situate vicino ai giacimenti di shale gas in cui viene utilizzata la tecnica della fratturazione idraulica.

L’analisi ha riguardato un ampio campione di abitazioni della Pennsylvania. In questo stato americano, i livelli di radon nelle case superano nel 42% dei casi i valori considerati sicuri per la salute pubblica dalle linee guida delle autorità sanitarie federali.

I dati raccolti dai ricercatori nelle case che si trovano vicino ai pozzi non sono per niente confortanti e sembrano suggerire un legame tra il fracking e l’inquinamento da radon. Dal 2004 a oggi, infatti, i livelli di radon nelle abitazioni della Pennsylvania situate nei pressi di giacimenti di shale gas risultano in costante aumento.

Secondo gli esperti, non si tratta di una circostanza casuale. Nel 2004, infatti, l’industria dello shale gas ha avviato la perforazione di nuovi pozzi di gas naturale nello stato, impiegando la tecnica del fracking.

Lo studio, pubblicato il 9 aprile scorso sulla rivista scientifica Environmental Health Perspectives, ha inoltre evidenziato che negli ultimi dieci anni i livelli più elevati di radon sono stati registrati negli edifici delle contee in cui il gas naturale veniva estratto perlopiù dalla Marcellus shale, una vasta regione in cui l’attività estrattiva è più intensa e si avvale di tecniche invasive come il fracking.

Nelle aree con un’attività estrattiva meno intensa, invece, i livelli di radon registrati nelle case sono risultati più bassi. Gli esperti spiegano che prima del 2004 non si notavano valori differenti.

I dati emersi dallo studio sono preoccupanti: il radon, infatti, rappresenta un pericolo per la salute pubblica che non va assolutamente sottovalutato. Questo gas radioattivo, del tutto inodore, è considerato la seconda causa scatenante del cancro ai polmoni nella popolazione di tutto il mondo. Il radon è secondo solo al fumo.

Brian S. Schwartz, uno degli autori dello studio, non nasconde la sua inquietudine:

Queste scoperte mi preoccupano. Una spiegazione plausibile per i livelli elevati di radon nelle case della gente è lo sviluppo di migliaia di pozzi di gas naturale in Pennsylvania negli ultimi 10 anni.

Nello specifico, tra il 2005 e il 2013, nello stato sono stati aperti 7.469 nuovi pozzi che sfruttano la tecnica della fratturazione idraulica per far risalire in superficie il gas intrappolato nelle rocce, migliorando le rese del giacimento. Il processo che porta alla risalita degli idrocarburi sprigiona però anche altri materiali radioattivi, come il radio-226.

Le abitazioni più vicine ai pozzi, in campagna e nelle aree suburbane, hanno concentrazioni di radon superiori del 39% rispetto a quelle rilevate nelle case in città. Secondo Joan A. Casey, prima firma della ricerca, l’industria dello shale gas, utilizzando il fracking, potrebbe aver sconvolto la geologia del territorio aprendo nuove strade verso la superficie al radon.

10 aprile 2015
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I vostri commenti
Angelo, sabato 11 aprile 2015 alle19:50 ha scritto: rispondi »

...B eh...chi di dovere cosa aspetta ancora a dichiarare il fracking per lo shale gas fuori leggeeeeeee !!!!!!!!???????

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