Sono stati finalmente presentati i risultati preliminari del progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento). Sulla base dei rilievi realizzati tra il 1995 e il 2002, è stato evidenziato come chi vive a stretto contatto con un sito inquinato è maggiormente soggetto a patologie mortali, al Nord come al Sud.

Il progetto, coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità, è frutto della collaborazione di diversi enti che operano in campo sanitario tra cui il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e l’Università di Roma La Sapienza.

In particolare, lo studio ha preso in considerazione l’incidenza di 63 cause di morte, tumorali o legate, ad esempio, a malattie respiratorie, circolatorie, neurologiche e renali, in una popolazione di circa 6 milioni di abitanti di 298 comuni. Caratteristica comune di questa popolazione è stata, naturalmente, la residenza in prossimità di raffinerie, poli chimici e petrolchimici e stabilimenti siderurgici, miniere e cave, aree portuali, siti di smaltimento dei rifiuti e inceneritori.

I risultati sono abbastanza allarmanti: nel corso dei dieci anni di studio, in 24 dei 44 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) analizzati, la mortalità è maggiore rispetto alla media regionale e, addirittura in 28 siti, è stato registrato un netto incremento nell’incidenza di malattie tumorali.

Secondo Marco Martuzzi, del centro Europeo per la Salute e l’Ambiente dell’Oms, nei 10 anni di studio le morti legate alla vicinanza ai siti inquinati sarebbero 10.000 in più rispetto alla media regionale, cioè circa 1200 all’anno. In particolare, il 43% è stata causata da tumore, soprattutto ai polmoni, il 19% é dovuto a malattie cardiocircolatorie e il 16% a patologie dell’apparato digerente.

Marco Martuzzi ha comunque spiegato:

È molto difficile fare una classifica dei siti più pericolosi ma, fra quelli esaminati, ce ne sono alcuni molto grandi, come Taranto, Massa o Bari, che ovviamente preoccupano di più. Di sicuro dallo studio emerge che ci sono situazioni che presentano criticità rilevanti nel campo della sanità pubblica, in cui ci sono mix di fattori di rischio in azione.

Unica nota positiva, il fatto che esistono alcuni siti dove invece si registra un numero inferiore di vittime rispetto alla media regionale. È il caso, ad esempio, di Sesto San Giovanni o di Manfredonia, dove, molto probabilmente, gli interventi di bonifica sarebbero stati condotti in modo più corretto e di conseguenza avrebbero dato risultati positivi.

14 aprile 2011
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