Anche gli operatori stranieri attivi in Italia nel settore delle rinnovabili scendono in campo contro la bozza del Quarto Conto Energia. Un gruppo di aziende (Aes solar energy, Akuo energy, Fotowatio renewable ventures, Martifer solar, Siliken solarig n-gage e Wurth solar), ha infatti avviato formalmente un contenzioso internazionale contro lo Stato italiano, sostenendo che il provvedimento presenta contenuti “fortemente peggiorativi, retroattivi e discriminanti”.

Le imprese, dunque, hanno deciso di appellarsi alle istituzioni comunitarie, sostenendo che il decreto viola il Trattato europeo sulla carta dell’energia, varato a Lisbona del 1994. La comunicazione è stata affidata a una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio, ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente e alla Conferenza Stato-Regioni, che domani dovrebbe esprimere il suo parere sul provvedimento.

Gli imprenditori sottolineano di avere avviato in Italia “importanti investimenti nel settore dell’energia solare“, affrontati sulla base del terzo Conto energia, varato l’estate scorsa e che avrebbe dovuto restare in vigore fino a tutto il 2013.

A soli 3 mesi dalla data in cui ha iniziato a spiegare la sua efficacia (il provvedimento, ndr) è stato completamente disatteso dal Governo italiano – protestano gli operatori stranieri – e a breve potrebbe essere sostituito da un provvedimento quale il Quarto conto energia dai contenuti fortemente peggiorativi, retroattivi e discriminanti.

Niente di diverso rispetto a quanto vanno ripetendo da settimane gli operatori di casa nostra, che a loro volta hanno presentato, qualche giorno fa, un ricorso alla Commissione europea contro il decreto Romani. Per i ricorrenti stranieri, in particolare, “le previsioni normative contenute nel Quarto conto energia violano gli obblighi nascenti dal Trattato di promozione e tutela degli investimenti previsti dall’articolo 10 del Trattato sulla carta dell’Energia”.

L’auspicio del gruppo di imprese, condiviso tra l’altro dai colleghi italiani, è che, anche grazie a questa iniziativa, il Governo italiano elabori “un provvedimento più equo in modo da tutelare e non pregiudicare gli investimenti già intrapresi, consentendone il completamento come originariamente previsto”.

27 aprile 2011
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