Un pesticida che aumenta i rischi legati all’Alzheimer: il celebre DDT, messo al bando da anni in alcuni paesi europei e in USA, sarebbe direttamente legato alla malattia. A dirlo sono i risultati dello studio apparso su JAMA Neurology: nelle persone affette da Alzheimer, i ricercatori hanno rilevato livelli di un sottoprodotto del DDT, il DDE, quattro volte superiori rispetto a quelli presenti nel sangue delle persone sane.

Bandito negli States dal 1972, il suo smaltimento può durare decenni: in ogni caso, non essendo vietato in molti paesi al mondo, chiunque può entrare in contatto con il DDT attraverso frutta e verdura importata. Quale sia il legame fra pesticida e malattia non è ancora chiaro: i ricercatori ipotizzano che il DDE potrebbe influenzare i livelli di proteine nel cervello.

Analizzando i campioni di sangue di 86 soggetti malati, 79 soggetti sani e 11 pazienti deceduti a causa dell’Alzheimer, i ricercatori hanno rilevato tracce di DDE nell’80% dei casi nei soggetti malati e nel 70% in quelli sani: per contro, quei soggetti affetti dalla malattia presentavano livelli di DDE 3,8 volte superiori alla media: inoltre, questi soggetti presentavano bassi punteggi nei test cognitivi.

Jason Richardson, professore associato presso il Dipartimento di Ambiente e Medicina del Lavoro alla Rutgers University a Piscataway, New Jersey, ha spiegato:

Dovremmo porre più attenzione sull’interazione dei nostri geni e con l’ambiente circostante e sul ruolo che questo ambiente ha sulla nostra salute, in particolare per le malattie complesse come il morbo di Alzheimer. Una malattia che il pensiero dominante ha sempre considerato di origine genetica: ora scopriamo che purtroppo potrebbe non essere così

28 gennaio 2014
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