Alcuni tra i più popolari pesci del Mare del Nord sarebbero minacciati dai cambiamenti climatici. È quanto rivela uno studio condotto dall’Università di Exeter: nei prossimi anni, qualora le temperature delle acque dovessero ulteriormente salire, alcune specie potrebbero vedere altamente ridotto il loro numero. Una problematica che non influenzerà solo la biodiversità di queste acque, ma anche l’intero settore della pesca.

Le temperature del Mare del Nord si sono innalzate di 1.3 gradi negli ultimi 30 anni, quattro volte più velocemente rispetto alla media mondiale. Specie di pesce come la passera di mare o la sogliola, normalmente diffuse lungo le coste settentrionali del Regno Unito, sono solite vivere in profondità sui fondi fangosi, ma dato l’aumento delle temperature inizieranno a spostarsi più a nord alla ricerca di un clima più favorevole. Alle acque più fresche, tuttavia, non corrisponde un habitat altrettanto accogliente. Così spiega Steve Simpson, esperto di biologia marina e autore dello studio:

Per i pesci piatti (Pleuronectiformes, ndr) non vi sono altri posti in cui andare. In termini di praticabilità commerciale, dubito i pescatori possano continuare a lungo.

Lo studio ha analizzato le possibili distribuzioni future di 10 delle più comuni specie di pesce del Mare del Nord, cercando di tratteggiarne i trend di declino. All’interno degli elementi presi in considerazione, tra cui l’habitat ideale, i risultati dell’indagine spiegano come molti esemplari non riusciranno a nuotare più a nord per trovare acque più fresche, poiché si ritroveranno in un ambiente marino non adatto al loro sviluppo. Il tutto potrebbe accadere nel corso di pochissimi decenni, poiché è atteso un innalzamento di 1.8 gradi di temperatura nei prossimi 50 anni.

Come già anticipato, i cambiamenti climatici porteranno non solo alla perdita di alcune specie, ma anche a un cambiamento delle abitudini e delle necessità della pesca. Con l’innalzamento delle temperature, è possibile che pesci solitamente caratteristici di acque più a sud si spostino a settentrione, sostituendo le varietà autoctone. Così sogliole e passere di mare potrebbero presto lasciar spazio a sardine, acciughe, calamari e seppie.

Vedremo un vero cambio di guarda nei prossimi decenni. Il nostro modello predice che le specie d’acqua fredda saranno eliminate, con pesci da acque più calde probabilmente pronti a prendere il loro posto.

I dati emersi dallo studio suggeriscono quindi un impegno mirato per salvare le specie autoctone, ma anche per elaborare nuovi modelli di pesca che sappiano adattarsi alle eventuali modifiche della popolazione ittica locale.

13 aprile 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 13 aprile 2015 alle23:23 ha scritto: rispondi »

Tranquilli , i pesci non faranno in tempo ad estinguersi da soli , ci penserà sicuramente prima la pesca intensiva.

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