Un sistema di accumulo che produce energia, grazie ai batteri presenti nel terreno intorno: è l’esperimento che stanno portando avanti dei ricercatori dell’Institute for Advanced Architecture of Catalonia (IAAC), a Valldaura, mettendo a punto un pannello bio-fotovoltaico del tutto autosufficiente.

Osservando la vita dei batteri, i ricercatori catalani, hanno notato che questi si nutrono dei sottoprodotti rilasciati dalla fotosintesi: quando i batteri rompono gli elementi nutritivi, rilasciano protoni, elettroni e idrogeno nel terreno. Sono proprio questi elettroni a poter essere estratti e immersi in un circuito di una cella a combustibile. La batteria così formata, sarà poi integrata ad un pannello bio fotovoltaico, per ottenere energia.

Naturalmente, il buon esito delle operazioni dipende da molti fattori: il metodo usato dai ricercatori per estrarre gli elettroni, il tipo di terreno, la tipologia di impianto, la composizione del suolo per la crescita microbica, i materiali usati per le batterie.

Un altro fattore chiave è la forma del pannello e, più in generale, dell’impianto: la pianta deve essere posizionata in modo da lasciare spazio alle radici, permettendo che gli elementi nutritivi si distribuiscano in modo uniforme.

Questo obiettivo è stato raggiunto grazie allo sfruttamento della tassellatura di Voronoi, detta anche decomposizione di Voronoi, incorporata nel sistema di irrigazione e nel pannello: i ricercatori, in particolare, hanno usato dei telai di cellule ottenute con la stampa 3D.

Il prototipo potrebbe essere usato per gli apparecchi elettronici: sebbene lo studio dell’Institute for Advanced Architecture sia ancora in fase di sviluppo, i ricercatori catalani promettono una veloce realizzazione del pannello auto sufficiente.

27 febbraio 2014
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