Il minieolico negli ultimi mesi ha conosciuto un sempre crescente interesse. Spesso alla base del suo successo troviamo la capacità di funzionare con regimi ventosi ridotti e costi sostenibili anche dai nuclei familiari o dalle piccole medie imprese. Esistono però alcuni parametri di cui tenere necessariamente conto nel caso si volesse installare un impianto.

Uno tra questi, fra i più importanti e di certo il primo di cui tenere conto è proprio il vento, o per meglio dire, la sua intensità. Alcune aree in Italia sono particolarmente indicate per un impianto minieolico, come descritto nell’Atlante eolico del territorio italiano. Vediamo dove maggiori sono le potenzialità di sfruttare l’energia del vento e dove invece si potrebbe riscontrare qualche difficoltà.

Considerando la media della velocità ventosa (calcolata ad un’altezza di 25 metri) nelle varie zone, come riportato dalla mappa presentata a pagina 32 dell’Atlante eolico, maggiori potenzialità risultano lungo la dorsale appenninica, l’arco dolomitico e il sud d’Italia, Sardegna e Sicilia in particolar modo. Sono presenti tuttavia anche in altre zone, aree di dimensioni minori molto convenienti sotto questo punto di vista.

Sul territorio nazionale, le velocità spesso si attestano su una media compresa tra i 4-5 e gli 8 metri al secondo. Intensità che potrebbero non essere sufficienti per un impianto eolico classico (che richiede un minimo di 6 m/s), ma che spesso si rivelano buone per generare energia attraverso la tecnologia del minieolico.

In particolare ricorrendo ad un motore ad asse verticale (che non monta le classiche pale, ma strutture alternative), e non il più “classico” orizzontale, si riesce a sfruttare al meglio anche un’altezza dell’impianto ridotta e una conseguente minore intensità ventosa: il cosiddetto “cut-in”, la velocità minima per l’avviamento dell’aerogeneratore, in questo caso sarebbe inferiore ai 2m/s.

Non risulta un valore di velocità massima “catturabile” e reagisce in maniera ottimale durante le turbolenze, non avendo necessità di adattarsi ai mutamenti direzionali delle correnti ventose. La rumorosità risulta estremamente bassa anche in occasione di venti forti, mentre il peso rispetto ai modelli dotati di pale è maggiore anche di dieci volte, a seconda della potenza dell’impianto. Aspetto da tenere in considerazione soprattutto se la destinazione finale dovesse essere il tetto di un’abitazione.

Parlando invece degli aerogeneratori ad asse orizzontale, ad un “cut-in” stimato in circa 4m/s si oppone un limite massimo di intensità ventosa sopportabile compresa tra i 20 e i 25 m/s. La rumorosità dipende in questo caso molto dai modelli, con quelli inferiori ad una potenza di 1,5 kw che sono equiparabili allo stesso “disturbo” del vento.

I modelli ad asse orizzontale inoltre non riescono a sfruttare le turbolenze e per quanto riguarda il peso, in caso di impianti da 1Kwp, oscillano all’incirca tra i 15 e i 30 kg. L’ultima cosa importante che ricordiamo è la verifica dell’ambiente circostante attraverso la cosiddetta “rugosità del terreno“.

Questo concetto tiene conto della presenza di alberi, palazzi o altri eventuali ostacoli che possano ridurre l’intensità ventosa effettiva rispetto ai valori espressi dall’analisi anemometrica o dall’Atlante Eolico. Da tenere nella giusta considerazione se vorrete ottenere il massimo dal vostro impianto e non rischiare di investire in un’attività che risulti, in termini di reddito, inferiore alle vostre aspettative.

6 dicembre 2011
I vostri commenti
Mauro, martedì 2 dicembre 2014 alle18:44 ha scritto: rispondi »

dopo l'analisi anemometrica in sito per almeno 4 mesi, si può scegliere la turbina idonea e tracciare il rendimento.

Roberto Bissanti, domenica 11 dicembre 2011 alle15:15 ha scritto: rispondi »

C'é una grande disinforamzione in merito!!! L'atlante eolico, per com'é concepito, è INUTILIZZABILE per il minieolico. Questo poiché le dimensioni delle macchine le rendono particolarmente sensibili all'effetto suolo, alle turbolenze e alla variabilità angolare del vento (per i generatori ad asse orizzontale). Per il minieolico è strettamente necessaria un'analisi anemometrica, che talvolta, in presenza di territori con orografie semplici, può essere sostituita con una reanalisi meteorologica a mesoscala (500-200 m).

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