I pesci soffrono e provano dolore: è una certezza matematica frutto di uno studio approfondito. A sottolineare questa verità è stata una ricerca condotta presso il Roslin Institute di Edimburgo, poi pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society London B. A capo dell’operazione Lynne Sneddon, che ha guidato un gruppo di esperti e tutta la ricerca. Cavie dello studio sono state alcune trote arcobaleno, sottoposte a test di vario genere e con diversi livelli di dolore.

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La ricerca ha sottolineato che i pesci provano dolore, soffrono e reagiscono a esso con comportamenti precisi e marcati. La reazione provocata da sostanze tossiche e nocive, affianca i pesci ai mammiferi. Una compatibilità che li pone sullo stesso livello, sfatando una falsa credenza che voleva i pesci immuni alla sofferenza. Nel primo esperimento gli scienziati hanno applicato degli elettrodi alla testa della trota, precedentemente anestetizzata.

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Dai risultati è emerso che il pesce possiede 58 nocicettori, cioè una sorta di sentinelle del dolore. Terminazioni nervose presenti in mammiferi, uccelli e quindi nei pesci, in grado di captare il dolore e la sua presenza.

Di questi ventidue possono essere classificati come nocicettori, in quanto rispondevano alla pressione meccanica ed erano stimolati se riscaldati sopra i 40 gradi Celsius. Diciotto recettori, inoltre, rispondevano a stimolazioni chimiche e possono essere definiti come nocicettori polimodali.

Nel secondo test a due trote è stato somministrato del cibo, uno dei due modificato con del veleno con effetti dolorosi. Il primo pesce ha ingerito il cibo con tranquillità, la seconda trota ha esitato dimostrando di percepire la presenza dell’elemento tossico. Forse la mancanza di suoni e reazioni verbali, da parte del pesce, può trarre in inganno ma la sofferenza è un sentimento che ben conosce. La pesca, la cattura sono percorsi spesso dolorosi che conducono il pesce a una morte crudele.

21 giugno 2013
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I vostri commenti
Roby, sabato 22 giugno 2013 alle12:57 ha scritto: rispondi »

Secondo me bisogna essere cretino veramente per credere che non sia cosi! Sono convinto come chi ha scritto se i pesci potessero gridare o qualcosa di simile. Spero che l'umanità prima o poi maturi evolvendosi veramente in meglio, dubito molto, perché credo che si estingueranno prima!

Silvano Ghezzo, venerdì 21 giugno 2013 alle23:59 ha scritto: rispondi »

La solita scoperta dell'acqua calda. A mia modesta opinione, sarebbe meglio che i finanziamenti fossero impiegati in ricerche più serie.

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