Il voto per le Presidenziali di ieri ha consegnato alla Francia una situazione per molti versi largamente attesa: il candidato socialista François Hollande ha staccato, sia pur solo per due punti percentuali, l’attuale Presidente Nicolas Sarkozy. Difficile, però, dare una lettura del dato politico. Se per un verso il risultato di Hollande statisticamente storico per il PSF unito all’exploit (previsto) di Mélenchon e del suo Front de Gauche (un cartello di partiti di estrema sinistra) possono far pensare a una svolta a sinistra dell’elettorato francese, il successo del Front National di Marine Le Pen, con quasi il 20% di preferenze, sembra andare in una direzione diversa.

Probabilmente, visto anche lo scarso successo del centro, l’unica indicazione politica chiara emersa è il desiderio di dare un taglio netto all’era Sarkozy. La stessa Marine Le Pen in campagna elettorale ha attaccato più volte l’attuale Presidente e una sua collaborazione al secondo turno non appare scontata.

Ad ogni modo, se sommiamo i risultati del candidato del PSF, di quello del FdG con il modestissimo risultato dei Verdi e delle altre formazioni di sinistra (cannibalizzate da Mélenchon) non si arriva al 50%. Il risultato dei moderati del MoDem di François Bayrou, un come detto deludente 9,11%, rischia di essere il vero ago della bilancia. Per il secondo turno si annuncia quindi una battaglia campale, con Sarkozy che tenterà un arrembaggio disperato (ma non senza speranza). E tra i temi più caldi, già evocati nella notte di ieri durante i dibattiti televisivi, il problema del nucleare.

L’accordo elettorale fra Hollande e i Verdi, pur con le critiche ricevute da molti settori ambientalisti che volevano una svolta più radicale, prevede che la Francia inizi a far calare la propria produzione energetica da centrali atomiche. L’obiettivo prefissato: entro il 2025 l’apporto del nucleare dovrebbe scendere sotto il 50%, contro l’attuale 75%.

Una decisione che, se non ha fatto fare salti di gioia a Greenpeace, avrà lasciato interdetto qualche elettore. In fondo il nucleare è sempre stato, in Francia, una scelta condivisa e ampiamente bipartisan e il disastro di Fukushima, nell’epoca dei social network e del martellamento globale delle notizie, sembra quasi un episodio antico e superato. Per questo motivo, l’UMP di Sarkozy promette di utilizzare l’argomento come una sorta di cavallo di Troia per rendere manifesto il presunto pressapochismo del programma verde-socialista.

Ad ogni modo, anche in Francia l’opinione pubblica è cambiata rispetto al tema nucleare. In confronto a qualche anno fa, il fronte del “no” è piuttosto compatto. Se consideriamo, poi, l’importanza che ha a livello mondiale il nucleare francese, una vittoria di Hollande potrebbe, in questo senso, risultare una svolta decisiva.

Il nucleare, e la questione ambientale tutta, sembrano allora una bomba pronta a deflagrare nel mezzo della campagna per il ballottaggio. Non è facile, però, stabilire a danno di chi. Le dichiarazioni di qualche tempo fa di Yann Wehrling, esperto di tematiche ambientali del team di Bayrou, ha comunque messo in luce come anche la posizione dei moderati non si discosti molto, nonostante qualche accento diverso, da quella del patto fra PSF e Verdi. E questa intesa possibile potrebbe essere una delle chiavi di volta per portare il primo candidato socialista all’Eliseo dai tempi di Mitterand.

Fonti: Le Monde | Il Giornale

23 aprile 2012
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento