La Germania, primo paese europeo per fotovoltaico con quasi 35 GW installati, è anche il primo Stato ad aver annunciato l’arrivo di incentivi per l’acquisto di batterie per l’accumulo dell’energia prodotta dalle rinnovabili. Le batterie sono uno dei cardini della cosiddetta Energiewende, la rivoluzione energetica che dovrebbe accompagnare l’uscita tedesca dal nucleare con una contemporanea trasformazione verso le fonti verdi.

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Se i tedeschi adottano in massa un sistema di accumulo per l’energia altalenante prodotta dalle fonti verdi, infatti, si riduce notevolmente l’esigenza di sostituire le centrali nucleari con nuovi impianti termoelettrici a gas o carbone. La transizione non è però affatto semplice come sembrerebbe e persino la grande e ricca Germania deve confrontarsi con lo scoglio più insidioso: non ci sono i soldi per finanziare questa rivoluzione.

Per di più, i prezzi dell’energia elettrica pagati dai tedeschi sono in crescita. Non solo a causa delle rinnovabili, ma anche per lo scenario energetico internazionale e per i costi che devono pagare le aziende elettriche che, come è successo dieci anni fa in Italia, stanno investendo moltissimo in nuove centrali termoelettriche che però restano ferme a causa delle abbondante energia prodotta dalle rinnovabili. Costi che vengono poi scaricati sulle bollette.

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Questa la situazione, tutt’altro che facile, in cui si trova la Germania. Il ministro dell’Ambiente Peter Altmaier è quello che sta pagando di più questo periodo di incertezza. Bocciata la sua proposta di ridurre gli incentivi alle rinnovabili, sotto il fuoco di fila degli ambientalisti per il suo sì al fracking, Altmaier ha anche proposto gli incentivi alle batterie ma non sa come pagarli.

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L’idea originaria era quella di finanziare tutte le rinnovabili, batterie comprese, con la tassazione sulle emissioni di CO2. Non era male come idea: con meno centrali nucleari e più termoelettriche c’è anche più CO2 da tassare. Il prezzo dei crediti di carbonio, che nei calcoli iniziali era stimato in 17 euro a tonnellata di CO2 emessa (che erano 30 euro, sul mercato, appena 5 anni fa nel 2008), è oggi ai minimi storici: appena 4 euro a tonnellata, con i conti che inevitabilmente saltano.

Non più di un paio di giorni fa, all’Energy Storage conference di Düsseldorf, Altmaier è tornato sull’argomento batterie e rinnovabili e ha affermato che il fondo da 200 milioni riservato agli investimenti nella ricerca sugli accumulatori di energia è salvo e non verrà tagliato.

Riguardo agli incentivi alle batterie veri e propri, che dovrebbero consistere in un finanziamento agevolato erogato dalla banca statale KfW e garantito dallo Stato, Altmaier è stato molto più vago affermando che sono una delle sue priorità, insieme alla diffusione delle auto elettriche. Ascoltando però le sue parole i tedeschi non hanno potuto far altro che ricordare che a fine settembre in Germania si vota. Di nuovo, anche nella grande e ricca Germania, le promesse pre elettorali vanno prese con le pinze.

Fonti: Der Spiegel | PV-Magazine

20 marzo 2013
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I vostri commenti
Maurizio Ziomaul, mercoledì 20 marzo 2013 alle20:16 ha scritto: rispondi »

Veramente in Germania è calato il costo dell'energia!!! Solo i distributori (non è come l'Italia con una falsa concorrenza) che si affidano ad nucleare, petrolio (gas invece no) hanno dovuto aumentare le tariffe. I soldi sono già stati stanziati (dunque ci sono) ma ora devono essere approvati, dunque seconda bufala! Perchè facilitare le batterie? Per tutelare la produzione elettrica proprio di Gas, Nucleare, Carbone in quanto il prezzo nelle giornate di sole scende sotto lo zero e su questo approfittano le grande industrie, ma è un danno per i produttori elettrici tradizionali. Il nucleare poi è un gran emettitore di CO2 in quanto bisogna considerare che viene dalle miniere l'uranio. Ciao

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