Brutta gatta da pelare per Andrea Rossi. Da quanto si legge da E-Cat World, l’approvazione del brevetto del reattore nucleare a fusione fredda progettato dall’ingegnere/filosofo italiano sta incontrando diverse difficoltà.

Anzi, Sean Burke, ovvero lo specialista statunitense che ha preso in esame la domanda di brevetto, l’ha, pur se non definitivamente, rigettata. E non per motivi di secondaria importanza: mancherebbe ogni evidenza del funzionamento. Su E-Cat World provano ad essere ottimisti:

La sfida di Rossi, penso, è quella di fornire sufficienti informazioni per soddisfare l’ufficio brevetti, pur omettendo alcune informazioni chiave, così da impedire ai competitor di conoscere tutti i segreti in gioco nell’E-Cat

Di fatto, non si capisce per quale motivo la patente brevettuale non dovrebbe avere sufficienti informazioni. Non è il campo d’interesse di chi scrive, ma di solito “segreto industriale” e “brevetti” sono in antitesi. Laddove si decide di ricorrere ad un brevetto è per assicurarsi l’esclusiva dell’uso di una tecnologia. Ma tale tecnologia deve essere “spiegata” e non c’è motivo per non farlo, visto che il brevetto stesso garantisce, appunto, chi li ottiene l’uso esclusivo dell’idea.

Il problema poi è spiegato in altri termini dallo stesso Burke. Di fatto i dubbi vertono sulla credibilità scientifica del tutto: la «ionizzazione spontanea del nichel» e «l’assorbimento di un protone» non trovano nel corpus delle ricerche della fisica alcun riscontro sperimentale degno di nota. Come leggiamo:

Non ci sono al momento evidenze empiriche [descritte in riviste con peer-review] che dimostrino la spontanea fusione fra nichel e protoni.

È possibile che i test che tra qualche settimana dovrebbero avere fine, giungendo alla tanto agognata pubblicazione in rivista specializzata, cambino la situazione. Chi scrive, però, nutre qualche dubbio a proposito. Comunque vada, resta il fatto che questi ritardi nell’ottenere i brevetti sono una tegola importante per Rossi ed i suoi soci.

31 marzo 2014
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I vostri commenti
andrea, giovedì 20 agosto 2015 alle18:58 ha scritto: rispondi »

Ovvio che non esistono evidenze empiriche di qualcosa che nessuno ha mai fatto prima di lui. Mi sembra una considerazione abbastanza sciocca. Il fatto è più semplice, rossi è troppo esposto perchè tutto questo sia una bufala. E se lo fosse temo che lo scherzo finirebbe col primo cliente che vede che il reattore non funziona. Solo un folle visionario perdurerebbe nel sostenere all'infinito l'insostenibile dal momento che realizza una macchina che non funziona. Da questa cosa se fosse finta, visto che già è stato incarcerato con la petrolgan, può solo avere grossi problemi. Anche nel primo caso poi sembra che fosse nel giusto. Insomma ha le chiappe sui fornelli se non fosse più che sicuro non avrebbe destato tanto rumore. Il coraggio ci vuole in questi casi anche se si ha ragione, poichè gli altri inevitabilmente vorranno distruggerti. Tanto di cappello !

Giovanni, giovedì 17 aprile 2014 alle12:57 ha scritto: rispondi »

sono tra quelli che non hanno una risposta. Devo dire che la parola chiave "credibilità" è ovviamente centrale. Però come può essere messa in dubbio quella di Rossi, anche quella del "sistema brevetti" non è che sia infallibile, specie quello americano, direi. Senza ripensare a Meucci, ma allo stesso Tesla, anche l'operato ad esempio della FDA non è che sia limpido, imparziale e fuori da ogni sospetto di essere assoggettabile agli interessi della grande industria... specie Usa... Quindi anche certa titubanza - visti gli enormi, ma proprio enormi, interessi in gioco - io la trovo comprensibile.

Remo, martedì 15 aprile 2014 alle12:13 ha scritto: rispondi »

Ma Rossi non è mica un filantropo che vuole salvare il mondo dalla rovina con la sua invenzione, e ne sta a fare una questione di quattrini?

wally, mercoledì 9 aprile 2014 alle21:11 ha scritto: rispondi »

Io sono convinto che il fenomeno esista non perchè lo dica Rossi, ma perchè ci sono passati ricercatori in odore di nobel, tra questi il rimpianto professor Preparata, sotto sotto qualcosa ci cova, gli interessi sono enormi e forse si vuole impedire di arrivare in tempi brevi alla soluzione e alla piena comprensione del fenomeno. Tutto questo con Rossi centra poco ovvero anche lui serve a creare discredito sulla materia.

Mimmo, domenica 6 aprile 2014 alle15:28 ha scritto: rispondi »

Vi rendete conto che se fosse vero quanto affermato da Rossi vi sarebbe ampio spazio addirittura per un Nobel? Mentre i soliti pensano ai gombloddi di chissàchi, nelle università queste cose si studiano e, a volte, si commercializzano. Se vi fosse il minimo spazio per un po' di credibilità, Rossi avrebbe trovato IMMEDIATAMENTE frotte di ricercatori pronte ad aiutarlo pur di avere il nome su una pubblicazione che varrebbe milioni di euro (un ricercatore che scopre una cosa del genere, è successivamente in grado di prendere bei finanziamenti per altre cose).

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