L’auto del futuro sarà comoda, connessa con il mondo, silenziosa, ma soprattutto pulita. É proprio sull’aspetto dei sistemi di alimentazione che in buona parte del mondo si sta puntando, ben consci del fatto che la dipendenza dal petrolio sia ormai una strada poco percorribile per uno sviluppo sostenibile.

A fare il punto delle più interessanti tecnologie per la propulsione automobilistica è stato il consulente di design “verde” Neil Chambers. Nel suo libro “Urban Green” spiega come il miglior rendimento energetico che deriva dai combustibili fossili, come per anni si è creduto, è una valutazione che non trova più tanto riscontro nella realtà, non con le tecnologie attualmente disponibili e con quelle allo studio.

Inutile dire che il combustibile potenzialmente in grado di sostituire i carburanti di origine fossile è l’idrogeno. Questo carburante, ottenuto dalla scissione delle molecole d’acqua in ossigeno e idrogeno, è derivato da una fonte presente in quantità abbondante sul pianeta, ha il pregio di non produrre emissioni inquinanti come accade con il petrolio e i suoi derivati e sta riscontrando l’attenzione di diversi costruttori, tra gli altri Mercedes e Toyota.

La recente sperimentazione di una foglia artificiale, in grado di produrre idrogeno usando l’energia solare, apre poi a possibili sviluppi in cui la produzione stessa di questo carburante sarà rinnovabile e pulita.

Nel libro “Urban Green” viene riservato spazio anche a fonti di energia come la segatura, gli scarti alimentari e perfino le feci umane, elementi che potrebbero essere convertiti più o meno semplicemente in gas, più o meno come visto la scorsa settimana con la Toilet Bike (una moto in grado di ricavare biogas dagli escrementi).

In questo caso rimane il problema dell’enorme quantità di materie prime necessarie a produrre energia sufficiente per la mobilità di massa, uno scoglio che non è ancora stato risolto e che limita di fatto possibili applicazioni pratiche su ampia scala di queste tecnologie.

L’energia nucleare derivata dal plutonio o dal torio rappresenta un’ulteriore alternativa, ma l’aspetto dei rifiuti radioattivi rende a nostro parere assai sconsigliabile questa soluzione, anche se alcune società pare stiano lavorando a prototipi di motori funzionanti con simili tecnologie. Appare invece molto più interessante la possibilità di usare il legno, materiale biologico e rinnovabile, che costerebbe il 30% in meno rispetto ai combustibili fossili, con un risparmio sotto il profilo economico che si aggiunge ai vantaggi dal punto di vista del minor impatto sull’ambiente.

Infine, la carrellata di possibili varianti alternative al petrolio vede la presenza dell’ammoniaca, la quale, unita in una miscela con la benzina (80% ammoniaca e 220% benzina) si è dimostrata in grado di far funzionare un pick-up bi-fuel appositamente realizzato alcuni anni fa presso l’Università del Michigan. Il problema in questo caso resta la pericolosità che una sua fuoriuscita potrebbe comportare, ma nulla esclude che nei prossimi anni si arrivi a una soluzione in grado di coniugare efficienza e sicurezza.

17 ottobre 2011
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