Come era stato già anticipato ai primi di settembre, la Commissione Europea ha avanzato una proposta di direttiva che limita drasticamente la produzione di biocarburanti “food”, cioè estratti da materie prime commestibili come mais, cereali, zucchero e piante oleose.

Se la direttiva verrà approvata senza modifiche l’attuale target del 10% di copertura dei consumi di carburanti tramite biofuel dovrà essere raggiunto almeno per metà con carburanti verdi “non food”, visto che quelli di origine alimentare potranno raggiungere solo il 5%.

La Commissione, nel redigere la proposta di direttiva, ha preso in considerazione la teoria dell'”indirect land use change” (ILUC). Secondo questa visione dei biocarburanti, utilizzando la terra per fare benzina o diesel si toglie ai produttori agricoli spazio per le colture alimentari. E, siccome del cibo non si può fare a meno, i contadini saranno costretti a trasformare le superfici boscate in terreni agricoli, diminuendo l’assorbimento della CO2 totale. Alla fine, fatti due conti, questa strategia è peggiore della situazione attuale in termini di emissioni in atmosfera. E quindi non va affatto bene.

Seguendo le nuove indicazioni UE i biocarburanti da togliere di mezzo sono quelli ottenuti dalla colza, soia e palma e da altre piante oleose. Mentre si dovrebbero favorire tutti gli altri. Ma non solo: si dovrebbe sfavorire il biodiesel, che serve per alimentare i motori a gasolio, e favorire il bioetanolo, che serve per quelli a benzina. Ma in UE circolano molti più motori diesel che benzina, il che rende tutto assai più difficile.

18 ottobre 2012
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