Le elezioni presidenziali 2012 entrano nel vivo negli Stati Uniti e Barack Obama, l’attuale Presidente nonché candidato alla rielezione dei democratici, ha deciso di sfoderare la carta dell’ambiente per battere il rivale repubblicano Mitt Romney. E, ancora una volta, Obama si dimostra un politico attento alle istanze del pianeta, almeno sulla carta.

Durante la convention democratica di questa settimana, Barack Obama ha specificato chiaramente quali siano i punti della sua agenda, fatta soprattutto di riconoscimento di diritti e di livellamento delle diseguaglianze sociali, percepite come limitanti per il superamento della crisi economica. Una crisi che, tuttavia, può essere alleggerita anche guardando con intelligenza all’ambiente, proponendo delle politiche che non siano di facciata ma effettive nella riduzione dell’inquinamento. E al grido di “il cambiamento climatico non è una beffa”, il Presidente sembra aver convinto i suoi elettori e lanciato il guanto di sfida all’avversario:

«Il mio piano è continuare a ridurre le emissioni di anidride carbonica che stanno riscaldano il nostro pianeta. Il cambiamento climatico non è una beffa. Siccità, alluvioni e incendi non sono uno scherzo. Sono una minaccia al futuro dei nostri figli».

Detta così, potrebbe apparire come una semplice affermazione demagogica, pensata per strizzare l’occhiolino all’elettorato e a scansare un nemico politico, come appunto il partito repubblicano, da sempre scettico sugli effettivi danni del cambiamento climatico. Ma Obama non si limita allo slogan a effetto, ma spiega in un lungo intervento quale sia la sua ricetta per raggiungere questo ambito obiettivo. Riassumendo a grandi linee, il Presidente vuole rendere gli automezzi più efficienti, così che consumino meno benzina e producano meno sostanze nocive; puntare sull’energia rinnovabile – in particolare l’eolico – con turbine di ultima generazione e batterie ad alta capacità d’accumulo; limitare il potere delle compagnie petrolifere nel dettare le politiche di investimento del governo, attraverso tassazioni intelligenti a vantaggio della mobilità sostenibile; creare 600.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020 nel comparto delle tecnologie verdi. Di seguito, un breve estratto:

«Stiamo offrendo un percorso migliore. Un futuro dove continueremo a investire nel vento, nel solare e nei combustibili puliti, un futuro dove coltivatori e scienziati produrranno nuovo biogas per alimentare auto e camion, dove l’edilizia costruirà case e fabbriche a basso spreco d’energia, dove potremmo produrre una riserva di oltre 100 anni di gas naturale oggi proprio sotto ai nostri piedi. Se sceglierete questa strada, potremmo tagliare a metà l’import di petrolio entro il 2020, creando più di 600.000 nuovi posti di lavoro solo nel settore del gas naturale.»

Riuscirà Obama a mantenere tutti questi propositi. E, soprattutto, come risponderà Romney all’agenda verde dei democratici?

8 settembre 2012
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I vostri commenti
Mario Oz, mercoledì 12 settembre 2012 alle15:16 ha scritto: rispondi »

dunque, l'America petrolaia, dopo le due guerre in medio oriente per il controllo delle risorse, e non per portare la democosa, si converte a che cos'altro? Non credo una parola, almeno fino a quando non daranno ascolto alle famiglie delle vittime 119 che non credono alla versione conclamata dei fatti.

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