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Vitamina C, dove si trova davvero: i cibi che ne contengono più delle arance

Vitamina C, dove si trova davvero: i cibi che ne contengono più delle arance
Vitamina C, dove si trova davvero: i cibi che ne contengono più delle arance

La vitamina C viene tirata in ballo ogni volta che si parla di difese immunitarie. Ma il punto, spesso, sfugge: non sono le arance il riferimento più forte. Chi vuole aumentare davvero l’apporto di questo nutriente può puntare su cibi anche più ricchi, semplici da mettere in tavola e meno scontati.

La classifica dei cibi più ricchi: dai peperoni ai kiwi

In cima alla lista, nella vita di tutti i giorni, ci sono spesso i peperoni, soprattutto se mangiati crudi. Rossi, gialli o verdi, possono contenere molta più vitamina C di un’arancia. Subito dopo arrivano i kiwi, ricchi anche di fibre e sostanze antiossidanti utili per la digestione. Gli agrumi restano una buona fonte, certo, ma non sono l’unico simbolo di questo nutriente. Nel gruppo entrano anche fragole, broccoli, cavolfiori, rucola, spinaci, lattuga e pomodori maturi, con quantità che cambiano in base alla varietà, alla stagione e alla conservazione. C’è poi un punto da non dimenticare: la vitamina C non serve solo d’inverno o quando arriva il raffreddore. Aiuta la produzione di collagene, favorisce l’assorbimento del ferro vegetale e contribuisce a proteggere le cellule dallo stress ossidativo. Per questo conta più una dieta varia che la caccia al “super alimento” del momento. Anche melone e piccoli agrumi come il kumquat possono dare una mano, soprattutto se consumati con regolarità dentro un’alimentazione già ricca di vegetali freschi.

Frutta, ortaggi e verdure a foglia verde: come portarli in tavola ogni giorno

Per la maggior parte delle persone, il modo più concreto per fare il pieno di vitamina C non passa dagli integratori, ma da una presenza costante di frutta e verdura nei pasti. A colazione può bastare un kiwi, oppure una spremuta bevuta subito. A pranzo funzionano insalate con rucola, lattuga, pomodori e peperoni. A cena possono entrare in gioco broccoli e cavolfiori, cotti il meno possibile e magari accompagnati da legumi o cereali. L’abbinamento con alimenti ricchi di ferro vegetale è particolarmente utile: limone, rucola o peperoni accanto a lenticchie, ceci e fagioli aiutano l’assorbimento e rendono il piatto più completo. Anche le fragole, quando sono di stagione, non sono soltanto un dessert: possono avere un ruolo vero. L’importante è non concentrare tutto in un solo momento della giornata. Una quota regolare di vegetali freschi rende più facile raggiungere il fabbisogno raccomandato, che per un adulto è di circa 85 mg al giorno per le donne e 105 mg per gli uomini secondo i riferimenti nutrizionali italiani. Le esigenze aumentano in gravidanza, durante l’allattamento e per chi fuma.

Crudo o cotto: così cambia l’apporto reale di vitamina C

Qui si gioca una parte importante. La vitamina C soffre il calore, la luce e il contatto con l’aria. Detto in modo semplice: non basta scegliere i cibi giusti, bisogna anche trattarli bene. Mangiarli crudi, quando si può, resta la scelta migliore per conservarne il contenuto, soprattutto nel caso di peperoni, kiwi, agrumi, fragole e insalate verdi. Se invece serve cuocere, meglio farlo per poco tempo e con metodi delicati, come il vapore, che disperde meno nutrienti rispetto a una bollitura lunga. Attenzione anche alle spremute: prepararle e lasciarle sul tavolo per mezz’ora significa perdere una parte del beneficio iniziale. Lo stesso vale per le verdure tagliate troppo presto o conservate male in frigorifero. Alla fine, l’apporto reale dipende meno dagli slogan sulla “dieta sana” e molto di più da gesti semplici: come si fa la spesa, come si conserva il cibo, come si prepara il piatto. È lì che la vitamina C smette di essere una scritta da etichetta e torna a essere quello che è: un elemento quotidiano dell’alimentazione, presente nelle scelte più normali che facciamo a tavola.

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