Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il 30 giugno 2026, sul proprio sito istituzionale, il decreto direttoriale da 21 milioni di euro che finanzia gli incentivi per il retrofit a gas delle auto da Euro 3 a Euro 6, con l’obiettivo di sostenere famiglie, imprese e filiera nazionale di GPL e metano in una fase di costi energetici ancora elevati. Il provvedimento, atteso da mesi dagli operatori del settore, riprende una misura già utilizzata nel 2024 e punta a riaprire il mercato delle trasformazioni post-vendita, sceso in modo netto nell’ultimo decennio.
Incentivi retrofit gas, cosa prevede il decreto del Mimit
Il decreto del Mimit mette a disposizione una dotazione complessiva di 21 milioni di euro, distribuita lungo cinque annualità, dal 2026 al 2030. Le risorse serviranno a sostenere la conversione a GPL e metano di veicoli già circolanti appartenenti alle classi ambientali comprese tra Euro 3 ed Euro 6, dunque una platea ampia, che include molte auto ancora usate ogni giorno per lavoro, famiglia e spostamenti urbani.
La misura era stata annunciata a gennaio, durante il Tavolo Automotive, dal ministro Adolfo Urso. Solo ora, dopo il passaggio tecnico e amministrativo, arriva la pubblicazione del testo. Non è un dettaglio secondario: officine, installatori e distributori attendevano il via libera per programmare ordini, calendari e interventi, anche perché il settore delle installazioni su vetture già immatricolate ha perso, tra il 2012 e il 2025, circa l’82% dei volumi, secondo i dati richiamati dalla filiera.
Bonus per privati e aziende: chi potrà accedere alla misura
Gli incentivi per la conversione a GPL e metano saranno destinati ai privati, ma il decreto prevede anche l’estensione ai veicoli intestati a persone giuridiche. Significa che potranno rientrare nel perimetro del sostegno anche auto aziendali, mezzi di piccole imprese e parte delle flotte commerciali leggere, un segmento che nelle città pesa molto sul traffico quotidiano e sui costi di gestione.
Per molti automobilisti, il punto è concreto: non tutti possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova, ibrida o elettrica. Il retrofit a gas consente invece di intervenire su un veicolo già posseduto, riducendo la spesa per il carburante e, in diversi Comuni, facilitando l’accesso alle aree soggette a limitazioni del traffico per i motori più datati. “È una misura che dà una risposta anche sociale”, ha spiegato la filiera, richiamando il tema degli utenti con minore capacità di spesa.
La soddisfazione della filiera GPL e metano
Il via libera del dicastero di via Veneto è stato accolto con favore da Assogasliquidi-Federchimica, associazione che rappresenta una parte rilevante della filiera italiana del GPL per autotrazione. Il presidente Matteo Cimenti ha parlato di un intervento capace di centrare più obiettivi nello stesso momento, in un contesto segnato da tensioni internazionali e da prezzi dell’energia ancora instabili.
“In un anno caratterizzato da forti tensioni internazionali che hanno inciso e continuano a incidere sui costi dell’energia, questo provvedimento permette di raggiungere diversi target di vitale importanza”, ha detto Cimenti, sottolineando il ruolo delle trasformazioni a gas per famiglie, imprese e rete industriale. Dietro il decreto, infatti, non ci sono solo gli automobilisti: ci sono produttori di componenti, distributori, installatori e molte officine artigiane diffuse sul territorio, spesso piccole strutture che lavorano su appuntamento, una vettura alla volta.
Risparmi, traffico urbano e impatto ambientale
La conversione a GPL o metano può tradursi in un risparmio immediato sui costi di rifornimento, anche se l’entità del beneficio dipende dal modello dell’auto, dai chilometri percorsi e dall’andamento dei prezzi alla pompa. Per chi usa l’auto tutti i giorni — pendolari, rappresentanti, artigiani, piccoli commercianti — la possibilità di ridurre la spesa senza cambiare veicolo può avere un peso reale nel bilancio mensile.
C’è poi il capitolo ambientale. Secondo la filiera, intervenire sul parco auto circolante permette di ridurre le emissioni di CO2 e, in modo rilevante, quelle di particolato, senza attendere i tempi lunghi del ricambio naturale delle vetture. Non sostituisce il percorso verso una mobilità a minori emissioni, ma lo affianca con uno strumento più rapido e accessibile. Ed è proprio qui che il decreto prova a inserirsi: tra transizione energetica, industria nazionale e necessità quotidiane di chi, domani mattina, dovrà comunque salire in macchina.








