Chi resta coinvolto in un incidente all’estero durante un viaggio in auto, oggi, deve chiedere il risarcimento dei danni seguendo una procedura diversa in base al Paese del sinistro, alla targa del veicolo responsabile e alla compagnia assicurativa coinvolta: una distinzione che, al rientro in Italia, può fare la differenza tra una pratica rapida e un percorso più complesso.
Incidente all’estero in Europa: cosa fare subito dopo il sinistro
Nel caso di un incidente stradale all’estero avvenuto in un Paese dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, provocato da un veicolo immatricolato e assicurato in uno di questi Stati, il danneggiato può chiedere il rimborso alla compagnia estera del responsabile. Più spesso, però, la strada più semplice passa dal mandatario in Italia, cioè il rappresentante nominato dall’assicurazione straniera per gestire le richieste dei cittadini italiani.
Prima ancora della pratica, conta quello che si fa nei minuti successivi all’urto. Bisogna annotare la targa del veicolo, il modello, i dati del conducente e, se possibile, quelli dei testimoni presenti sul posto. Una foto scattata con il telefono — dell’auto, della strada, dei danni e della segnaletica — può risultare utile quando, giorni dopo, servirà ricostruire l’accaduto davanti all’assicurazione.
Il consiglio, spiegano gli operatori del settore assicurativo, è compilare il modulo blu di constatazione amichevole, disponibile in formato analogo nei vari Paesi europei. Non serve conoscere alla perfezione la lingua dell’altro conducente: le voci sono corrispondenti, ma va controllato con attenzione che le due copie riportino gli stessi dati. Una firma messa in fretta, in quel momento, può pesare.
La richiesta alla Consap e il ruolo del Centro di informazione
Una volta rientrati in Italia, chi deve avviare una richiesta di risarcimento per incidente all’estero può rivolgersi al Centro di Informazione Italiano della Consap, utilizzando il Portale Unico e indicando tutti gli elementi disponibili sul sinistro. Servono data, luogo, targa del veicolo responsabile, Paese di immatricolazione e, quando già nota, la compagnia assicurativa straniera.
Il Centro di Informazione Consap consente di risalire alla copertura assicurativa del mezzo coinvolto e al relativo mandatario in Italia. Da lì parte la domanda formale di rimborso, che deve essere documentata con verbali, fotografie, certificati medici in caso di lesioni e preventivi o fatture per i danni materiali. Più il fascicolo è ordinato, più la valutazione può procedere senza richieste integrative.
Se il veicolo responsabile non viene identificato, non risulta assicurato, oppure la compagnia estera non ha nominato un rappresentante in Italia, la procedura cambia. Lo stesso accade quando l’assicurazione non fornisce una risposta motivata entro tre mesi dalla richiesta di risarcimento: in questi casi, secondo le regole applicabili, l’interessato può rivolgersi all’Organismo di Indennizzo Italiano, che valuta se esistano i presupposti per intervenire. Non è un passaggio automatico. È una verifica, caso per caso.
Svizzera, Monaco e Regno Unito: le differenze da conoscere
Una disciplina diversa riguarda gli incidenti con auto immatricolate in Svizzera, nel Principato di Monaco o nel Regno Unito. Questi Paesi non fanno parte dell’Unione Europea né dello Spazio Economico Europeo, ma accordi bilaterali consentono comunque di chiedere al Centro di Informazione il nominativo del mandatario in Italia della compagnia assicurativa estera.
La differenza, però, è sostanziale. In questi casi il mandatario non ha l’obbligo di fornire una risposta motivata entro il termine di tre mesi dalla ricezione della richiesta, come invece avviene per i sinistri che rientrano nella procedura europea. E se la risposta non arriva, non si può attivare l’Organismo di Indennizzo solo per questo motivo.
Per chi viaggia spesso oltreconfine — in auto verso Lugano, Montecarlo o nel Regno Unito — è quindi utile controllare prima della partenza la propria copertura assicurativa e conservare i contatti della compagnia. “Meglio avere tutto nel cruscotto o sul telefono”, confidano diversi consulenti assicurativi, perché dopo un sinistro recuperare documenti e riferimenti può diventare complicato, specie se ci sono feriti o l’auto non è più marciante.
Auto extra Ue, Carta Verde e documenti da portare in viaggio
Quando l’incidente all’estero è provocato da un veicolo immatricolato fuori dall’Ue e dallo Spazio Economico Europeo, esclusi i casi di Svizzera, Monaco e Regno Unito, non si può seguire la procedura ordinaria tramite Consap. La richiesta va inviata direttamente alla compagnia assicurativa del veicolo responsabile oppure, se il mezzo è immatricolato in un Paese diverso da quello in cui è avvenuto il sinistro, al Bureau nazionale dello Stato dell’incidente. In Italia l’organismo di riferimento è l’UCI, l’Ufficio Centrale Italiano.
Un ruolo centrale, in molti viaggi fuori dai confini europei, lo ha la Carta Verde, il certificato internazionale di assicurazione che prova la validità della copertura Rc auto all’estero. Il documento, disponibile anche in formato digitale, non è richiesto nei Paesi dello Spazio Economico Europeo — cioè i 27 Stati Ue più Islanda, Liechtenstein e Norvegia — e nemmeno in Andorra, Bosnia Erzegovina, Città del Vaticano, Montenegro, Monaco, Regno Unito, San Marino, Serbia e Svizzera.
La Carta Verde è invece necessaria, secondo le indicazioni attualmente in vigore, per circolare in Albania, Azerbaigian, Macedonia del Nord, Marocco, Moldavia, Tunisia, Turchia e Ucraina. Per Bielorussia, Iran e Russia gli accordi risultano sospesi. Il documento va chiesto alla propria compagnia assicurativa con anticipo, in genere almeno 10 giorni prima del viaggio: un dettaglio burocratico, sì, ma al confine può decidere se si parte davvero o se ci si ferma lì.








