I pesci soffrono e provano dolore: è una certezza matematica frutto di uno studio approfondito. A sottolineare questa verità è stata una ricerca condotta presso il Roslin Institute di Edimburgo, poi pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society London B. A capo dell’operazione Lynne Sneddon, che ha guidato un gruppo di esperti e tutta la ricerca. Cavie dello studio sono state alcune trote arcobaleno, sottoposte a test di vario genere e con diversi livelli di dolore.
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[ghgallery id=”1175″ source=”ngg”]La ricerca ha sottolineato che i pesci provano dolore, soffrono e reagiscono a esso con comportamenti precisi e marcati. La reazione provocata da sostanze tossiche e nocive, affianca i pesci ai mammiferi. Una compatibilità che li pone sullo stesso livello, sfatando una falsa credenza che voleva i pesci immuni alla sofferenza. Nel primo esperimento gli scienziati hanno applicato degli elettrodi alla testa della trota, precedentemente anestetizzata.
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[BANNER_CODE]Dai risultati è emerso che il pesce possiede 58 nocicettori, cioè una sorta di sentinelle del dolore. Terminazioni nervose presenti in mammiferi, uccelli e quindi nei pesci, in grado di captare il dolore e la sua presenza.
Di questi ventidue possono essere classificati come nocicettori, in quanto rispondevano alla pressione meccanica ed erano stimolati se riscaldati sopra i 40 gradi Celsius. Diciotto recettori, inoltre, rispondevano a stimolazioni chimiche e possono essere definiti come nocicettori polimodali.
Nel secondo test a due trote è stato somministrato del cibo, uno dei due modificato con del veleno con effetti dolorosi. Il primo pesce ha ingerito il cibo con tranquillità , la seconda trota ha esitato dimostrando di percepire la presenza dell’elemento tossico. Forse la mancanza di suoni e reazioni verbali, da parte del pesce, può trarre in inganno ma la sofferenza è un sentimento che ben conosce. La pesca, la cattura sono percorsi spesso dolorosi che conducono il pesce a una morte crudele.








