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Gli shampoo del supermercato causano la forfora: ecco perché

Gli shampoo del supermercato causano la forfora: ecco perché

Fonte immagine: Pixabay

Ecco cosa sapere per scegliere uno shampoo che non metta a rischio la salute dei nostri capelli, guida alla lettura delle etichette.

Schhh… scende l’acqua, scroscia l’acqua calda, fredda, calda, giusta! Shampoo rosso, giallo, quale marca mi va meglio. Questa! Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve, lieve, sembra panna, sembra neve.

Nel 1972 con il brano Lo shampoo Giorgio Gaber apre il lato B del 45 giri “Far finta di essere sani”.

“Far finta di essere sani…” un titolo appropriato per introdurci nel mondo delle etichette dei detergenti per capelli.

Facendo un giro tra le corsie di un supermercato si leggono sugli shampoo slogan persuasivi con promesse di chiome fluenti e rimedi a ogni possibile problema: mai più capelli grassi, forfora e irritazioni.

Le réclame hanno dimenticato (volutamente?) di scrivere però una cosa abbastanza importante: alcuni ingredienti, come profumi di sintesi e tensioattivi, possono generare disidratazione, irritazioni e reazioni allergiche.

Questo oramai è noto, ma il grande pubblico ignora però che altri componenti degli shampoo sono in grado di favorire anche la formazione di capelli grassi e delle odiate squame biancastre della forfora (fonte “Dizionario di dermocosmesi” di P. Fracassi, M. Silvia Marottoli). In sintesi la faccenda è questa: “Compro uno shampoo per avere i capelli sani, ma lo stesso prodotto può farmi venire la forfora”.

Una contraddizione in termini, se si considera che questi effetti collaterali non sono in alcun modo segnalati in etichetta.

L’attenzione va indirizzata a sostanze onnipresenti negli shampoo come: TEA (Triethanolamine), MEA (Monoethanolamine), DEA (Diethanolamine), Cocamide DEA, Cocamide MEA, DEA-cetyl phosphate, DEA oleth-3 phosphate, Lauramide DEA, Linoleamide MEA, Myristamide DEA, Oleamide DEA, Stearamide MEA, TEA-lauryl sulfate (fonte Safecosmetics).

Questi nomi incomprensibili identificano degli elementi largamente utilizzati nel settore cosmetico per il loro effetto emulsionante, schiumogeno e regolatore del pH. Adorati dalle aziende per i bassi costi di produzione.

Fanno parte della famiglia delle ammine, dei composti organici contenenti azoto, considerati come derivati dell’ammoniaca.

Shampoo senza etichetta
Fonte: Pixabay

Inoltre MEA, TEA e DEA (e i loro derivati), se associati a nitrati, possono dar luogo alla formazione di nitrosammine, molecole potenzialmente cancerogene (fonte AIRC, 2019) che l’epidermide è purtroppo in grado di assorbire.

Le legislazioni europee sulla cosmetica per ora non vietano le ammine ma prevedono un loro impiego a basse concentrazioni con specifici requisiti di purezza chimica. Rimane sempre però l’effetto accumulo dato dall’utilizzo di più prodotti per la detergenza contenenti queste sostanze.

Dura la vita del consumatore consapevole.

E allora cosa possiamo fare?

Abbiamo davanti due percorsi, entrambi efficaci: da un lato il consumo critico e dall’altro l’autoproduzione. Possiamo quindi scegliere uno shampoo eco-bio da acquistare in negozi del biologico ed erboristerie di quartiere, oppure provare a far da sé, aumentando sia il risparmio che la consapevolezza.

Se la scelta è ricaduta sulla seconda opzione, per mettere le mani in pasta basta partire da un meraviglioso panetto di sapone di Marsiglia delicato per corpo, quello vero, realizzato con olio d’oliva (in etichetta Olea Europea o Sodium Olivate). Facendo attenzione a non scegliere prodotti con diciture ingannevoli, come “al Marsiglia”, che nascondono ingredienti di cattiva qualità come l’olio di palma (Sodium Palmate) o il grasso animale (Sodium Tallowate).

sapone di marsiglia
Fonte: Pixabay

Per realizzare uno shampoo casalingo basta grattugiare finemente 50 g di sapone da sciogliere in 200 ml di acqua bollente, da frullare una volta che il composto si sarà raffreddato. A questo punto è necessario aggiungere 20 gocce di olio essenziale per donare una piacevole profumazione, risolvere eventuali problematiche e anche aumentare la conservazione a circa 30-45 giorni. Nel caso di capelli deboli, in caduta libera o tinti, la scelta cade sull’olio essenziale di rosmarino, noto per il grande potere rinforzante. Nel caso di capigliature con forfora o grasse il rimedio è lo stesso per entrambi i casi: sempre 20 gocce ma di olio essenziale di lavanda, dall’effetto sebo regolatore.

Ora non ci resta che travasare lo shampoo in un flacone con dosatore e andare in doccia a sperimentarne i risultati, per capelli lucidi, scintillanti, che vibrano di salute naturale.

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