Greenstyle Ambiente Direttiva WEEE: cos’è e cosa prevede per i rifiuti elettronici

Direttiva WEEE: cos’è e cosa prevede per i rifiuti elettronici

La direttiva WEEE è una normativa dell'Unione Europea che disciplina il trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ne prevede la raccolta differenziata, il riciclaggio e il corretto smaltimento al fine di ridurre l'impatto sulla salute e sull'ambiente che esercitano. I produttori, pertanto, sono tenuti a finanziare e organizzare il ritiro e il riciclaggio dei loro prodotti dismessi. E a prediligerne il riuso e/o il recupero prima che lo smaltimento.

Direttiva WEEE: cos’è e cosa prevede per i rifiuti elettronici

Fonte immagine: Pixabay

La WEEE è la direttiva europea per il controllo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, ed è obbligatoria per tutti i fornitori operanti nel territorio dell’UE. Sappiamo bene come la produzione annuale di rifiuti derivanti da tali apparecchiature stia crescendo rapidamente diventando, a tutti gli effetti, uno dei flussi di rifiuti in più rapida espansione. Ciò, naturalmente, anche grazie al progresso tecnologico che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Ma, per via della varietà dei materiali contenuti, alcuni dei quali sono pericolosi per la salute e per l’ambiente, è necessario che il loro smaltimento venga rigorosamente regolamentato. Su questo si concentra, appunto, la direttiva WEEE. Vediamo cosa stabilisce nel dettaglio. E cosa segna il decreto legislativo numero 49 del 14 marzo 2014.

Cosa si intende per WEEE?

WEEE è l’acronimo inglese di Waste electrical and electronic equipment, ovvero rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Italia, la sigla utilizzata in tale ambito è RAEE, che sta per rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In entrambi i casi indica i rifiuti derivanti da computer, telefoni cellulari, televisori, frigoriferi, elettrodomestici più in generale. Ma anche lampade, dispositivi medici e pannelli fotovoltaici. Ovvero, tutti i rifiuti di natura elettrica ed elettronica.

direttiva WEEE
Fonte: Pexels

Cosa afferma la direttiva europea sui RAEE?

Iniziamo col dire che il suo fine è quello di limitare, in via preventiva, la creazione di RAEE, contribuire all’uso efficiente delle risorse e al recupero delle materie prime secondarie attraverso il riutilizzo, il riciclo e altre forme di recupero. Inoltre, quello di migliorare le prestazioni ambientali di tutti coloro che sono coinvolti nel ciclo di vita di tali apparecchiature. Le disposizioni in essa contenute dovrebbero essere applicate “ai prodotti e ai produttori a prescindere dalle tecniche di vendita, comprese televendite e vendite elettroniche”.

Tra i punti salienti della direttiva WEEE 2012/19/UE ci sono i seguenti:

  • L’importanza della raccolta differenziata quale condizione preliminare per garantire il trattamento specifico e il riciclaggio dei RAEE al fine di raggiungere il livello stabilito di protezione della salute umana e dell’ambiente nell’Unione. In quest’ottica, la direttiva stabilisce che i consumatori dovrebbero contribuire attivamente e dovrebbero essere incoraggiati a rendere i RAEE. Per questo, dovrebbero essere a loro disposizione delle strutture idonee per la restituzione di detti rifiuti.
  • Che anche gli Stati membri adottino misure appropriate al fine di ridurre al minimo lo smaltimento dei RAEE come rifiuti urbani misti e promuovere il raggiungimento di un elevato livello di raccolta differenziata dei RAEE. In particolar modo, per quanto concerne le apparecchiature destinate alla refrigerazione e al congelamento. Questa tipologia di AEE contiene sostanze in grado di ridurre lo strato lo strato di ozono e gas fluorurati ad effetto serra.
  • La direttiva riporta, all’articolo 7 destinato al tasso di raccolta, che dal 2019 quello minimo da conseguire ogni anno sia “pari al 65 % del peso medio delle AEE immesse sul mercato nello Stato membro interessato nei tre anni precedenti o, in alternativa, all’85 % del peso dei RAEE prodotti nel territorio di tale Stato membro”.
  • Tutte le fasi che interessano i rifiuti elettrici ed elettronici, dalla loro raccolta al riciclaggio, dovrebbero avvenire nell’ottica della protezione dell’ambiente e della salute umana. Oltre che della preservazione delle materie prime.
  • Andrebbero inoltre sempre, laddove possibile, essere preparati per il riutilizzo (anche solo dei loro componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo) piuttosto che al riciclo. Il riciclaggio ed il recupero dovrebbero essere considerati come una seconda possibilità.
  • La direttiva specifica, ancora, che le spese relative alla raccolta, al trattamento, al recupero o allo smaltimento delle AEE, dovrebbero essere gratuite per i nuclei familiari, e dovrebbero essere a carico dei produttori.
  • Al fine del corretto trattamento, recupero o riciclaggio dei RAEE, è importante che i produttori forniscano le giuste informazioni relative all’identificazione dei componenti e dei materiali.
  • Per far sì che le disposizioni fornite nella direttiva vengano opportunamente osservate, “gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive da irrogare alle persone fisiche o giuridiche responsabili della gestione dei rifiuti”, laddove le violino.

E’ il decreto legislativo numero 49 del 14 marzo 2014 a disporre l’attuazione della direttiva 2012/19/UE.

Chi è obbligato ad iscriversi al Registro RAEE?

La direttiva stabilisce che gli Stati membri debbano stilare un registro dei produttori che abbia lo scopo di verificare l’osservanza delle prescrizioni della stessa. E che i suddetti svolgano regolari ispezioni e monitoraggi per verificare la corretta attuazione. Sono obbligate ad iscriversi al Registro RAEE le imprese che immettono sul mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche.

FONTE:

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Smog in Emilia Romagna causato dagli impianti di cremazione? La denuncia della Lega
Inquinamento

Il consigliere leghista Emiliano Occhi punta il dito in Emilia Romagna contro il nuovo Piano Aria della giunta regionale di Stefano Bonaccini, perché non ci sono riferimenti agli impianti di cremazione, che potrebbero contribuire e non poco all’inquinamento atmosferico registrato negli ultimi tempi sui cieli della regione. Sono molti i forni crematori nelle principali città emiliane e romagnole, ma non esistono ancora norme specifiche per regolare le emissioni prodotte dagli stessi.